Fay, Ronco del Picchio 2005

Si può dire sia di maggior qualità un Nebbiolo di Montagna (leggi Valtellina), o uno di Langa? Ma che domanda è? Sono due cose diverse, punto.

Eppure chi cerca di accomunare Franciacorta e Champagne la butta sempre sulla qualità, come se stesse cercando le caratteristiche di uno dentro l’altro, come se ci fosse un’unità di misura a risposta della palese diversità.

Polemichina iniziale a parte, il primo amore non si scorda mai (dipende da chi/cosa, ovvio) e il mio per il Nebbiolo è sempre in costante ascesa, con buona pace di tutti quelli che negli ultimi dieci anni si sono votati unicamente alla causa del Pinot Nero.

Quello che mi sono scolato di gusto qualche giorno fa, è lo Sforzato Ronco del Picchio 2005 di Fay.

Un naso ricco, maturo ed estremamente piacevole, che tradiva una leggera ossidazione di troppo rispetto ai miei ricordi di un 2004 bevuto lo scorso anno. Secondo me attribuibile al tappo che è risultato molto, molto rigido e di facile estrazione. Un “difetto” per modo di dire, che è ravvisabile solo se si dà importanza all’annata. In tre parole, pareva più vecchio.

Un tannino dolce e uno spessore importante non hanno compromesso l’anima snella e la facilità di beva, di un vino irresistibilmente goloso, nonostante gli impercettibili 15 gradi. Durata pranzo un’ora e mezza; durata vino un’ora.

Un grande vino di Montagna. Da provare!