La bellezza delle Pietre Colorate

Tra Pietre Colorate e gli altri, c’è la stessa differenza che passa tra un percorso di rally  ai laghi Finlandesi e il chilometro lanciato nel deserto del Kalahari.

Cose molto diverse, forse entrambe affascinanti e con un indubbio comune denominatore, il vino, ma dissimili nella profondità e nello spessore emozionale.

A volte mi basta tenere in mano Pietre, ancor prima di leggerlo, per percepire che qualcosa li dentro mi stupirà e ovatterà i miei pensieri fino a fine lettura. Conosco gli autori ed è un po’ come conoscere chi produce “quel” vino… Dopo ti piace ti più.

Pietre è l’esempio che scrivere bene non basta, così come produrre vino solo per fare qualcosa.

Serve anima e come nel vino, servono uomini con la consapevolezza che i grandi risultati, altro non sono che la logica conseguenza di un lavoro ben fatto.

Pietre Colorate è un lavoro ben fatto.

Pietre Colorate

Ricorderò per sempre lo scorso 16 dicembre come una delle giornate più fredde e grigie dell’anno. Ancora camper, ancora strada, ancora vino, ancora fotografia, luoghi, cibi, profumi e persone nuove da conoscere con le quali condividere idee sulla comune passione.
Ormai, sempre più spesso compagni di viaggio, Francesco Orini ed io, investiamo il tempo dello spostamento in chiacchiere d’ogni genere.
Partiti dalla Franciacorta in tarda mattinata alla volta di Parma, per toccare con mano “la prima” di Pietre Colorate. Questa volta il chiacchiericcio pareva più un lamento comune, una sorta di costante rumore di fondo, creato da tensioni professionali pre-natalizie. Nulla di grave se rapportata all’aria gelida e tagliente del centro di Parma, dal quale il camper, distante chilometri, pareva un miraggio soprattutto dopo il pranzo consumato insieme a Marco Pozzali. Indimenticabile quel “Fiocco Crudo”. Una camminata tonificante secondo Francesco, l’attraversata dell’Antartide per me. Di Marco ne avevo sentito parlare da Francesco, così come di Federico Graziani (che però non ho ancora conosciuto) tutti e tre anime dinamiche e fondanti, nella creazione di “Pietre Colorate”.
Un trimestrale formato “Repubblica”, un insieme di fogli di carta dalla struttura e dal profumo che ricordano il tempo passato, nell’estetica di quello che si può toccare; un contenitore di racconti, un Luogo per la libera espressione della quale il vino ne è sempre goliardico ambasciatore. Goliardico, non stupido(!) ed evocativo di tutto ciò che il vino rappresenta e di tutto ciò che del vino non può essere raccontato come una legge assoluta. Espressione dell’anima di chi scrive, magari inebriato da un buon bicchiere e non dal miglior vino del Mondo secondo qualcuno. Intelligente appunto, perché si parla dello spazio come contenitore di esperienze legate a una comune passione e non a un’ipotetica sostanza per farne una forma di comodo mercato.
Si racconta di viaggi, di esperienze delle quali si cerca di tracciare i confini dell’ambiente circostante(perché l’ambiente muta le cose vive, esattamente come l’uomo), così come nell’uva, nella quale si imprime l’impronta del territorio in grado di trasformare le caratteristiche del racconto, idealizzato nel vino che ne nasce.
Raccontare con la fotografia: negli splendidi scatti di Francesco l’anima delle cose che al contrario delle dicerie nelle quali sarebbe rubata con uno scatto, diventa invece luce per ogni cosa immortalata.
Emozioni e tanta voglia di leggere, sono quello che mi ha trasmesso Pietre Colorate.
Persone che raccontano se stesse nelle cose che vivono.
Davvero un bellissimo Luogo che vi consiglio di visitare presto…