Un progetto per salvare il vigneto urbano più grande del mondo, esiste.

La Vigna del Castello di Brescia non è solo il vigneto urbano più grande del mondo ma anche la raffigurazione vivente dei resti di una cultura che si è persa, alla quale si sono preferite forme di sviluppo che oggi palesano importanti difetti strutturali.

Il Ronco Capretti deve essere considerato alla stessa stregua di un museo che racchiude le tracce del passaggio di una cultura rurale, fortemente votata alla viticoltura. È un anello di congiunzione tra le zone vinicole di tutta la Provincia, con una funzione catalizzante per il messaggio che -le stesse- intendono divulgare a vantaggio di ognuno dei sistemi vitivinicoli che rappresentano, a favore della tutela di ogni territorio o di quello che ne è rimasto.

Nel 2006 ho redatto un progetto per tutelare la vigna, che ho già presentato al Sindaco di Brescia. Un progetto che intende tornare a sensibilizzare i bresciani attorno al vigneto, sia in chiave economica sia culturale. Vuole essere uno strumento di tutela con il fine che il Ronco Capretti, sia riconosciuto patrimonio della città e dei cittadini rendendolo intoccabile per sempre.

Dal 2000 coltiviamo (con Andrea Arici) gli antistanti ettari vitati in via Colle Fiorito, che altro non sono, se non la continuazione naturale del Ronco che in passato si estendeva a nord, su buona parte dell’attuale via San Rocchino.

Le uve erano vinificate nella casa che si trova sulla curva d’intersezione tra via Turati, Pusterla e San Rocchino. Le cantine, dismesse da tempo, ospitano una trattoria.

Dal 2004, vinifichiamo sperimentando a ogni vendemmia, poco più di dieci ettolitri di mosto ottenuti dal vitigno Invernenga (presente nella “Vigna del Castello”)ma coltivato a Cellatica. Proviamo a fare un vino che ci piaccia, che ci emozioni e che possa palesare l’unicità di un vitigno che un tempo, rappresentava la regola nella cultura vitivinicola di questo territorio. Perché ogni vino è un sistema, un confine che demarca una zona nella quale l’uomo esprime una precisa volontà. Un contenitore culturale che segna le sorti dello sviluppo di un’area geografica.

In passato, in Italia, il vino era fonte di sostentamento per ogni famiglia. Poi si è evoluto e in alcune sue espressioni è diventando un prodotto per certi versi elitario, come da modello francese. Dalla Francia ne abbiamo appreso il valore economico, senza capire però che lo stesso è imprescindibile dal valore storico-culturale che rappresenta una fonte inesauribile per la tutela paesaggistica di un territorio, senza il quale non è possibile creare vino. Quando si giunge in Champagne o in Borgogna, a nessuno può venire in mente che lì, si possa produrre qualcosa di diverso che non sia vino.

In Italia l’abbiamo capito tardi, solo dopo aver creato troppe fonti di reddito facilmente esauribili e, si è visto, irrimediabilmente dannose. Il vino è tempo, è sviluppo, è economia, è uno sfruttamento intelligente del territorio è una biblioteca del sapere, è un’appendice dell’uomo.

Serve un vino, un grande vino che con la sua immagine e con l’indotto economico che saprà sviluppare, avrà la funzione di salvaguardare e sviluppare ciò che di verde è rimasto in città e di raccontare Brescia nel mondo.

Sono certo che dalla Vigna del Castello si possa ottenere un vino straordinario sotto ogni punto di vista, organolettico e non. La vigna e il suo vino devono diventare qualcosa per cui un bresciano sia orgoglioso della sua città. La sua tutela è un esempio di buon senso e il suo sviluppo a vantaggio di tutti, una chiara garanzia.


Bikemob Brescia: e son soddisfazioni!

Anche questo è “Fare Territorio” come piace a me.

Straordinari tutti i ragazzi di Brescia per Passione che hanno saputo dare concretezza a un’idea, nata da un’esigenza e sviluppata da un incondizionato amore per il territorio, per Brescia.

Bravi!

P.S. Mi spiace per i frustrati da prestazione che vanno a cercare il buco di cellulite sul culo di Rosa Fumetto -ai tempi di un famoso spot- solo perché consapevoli di non poterlo mai toccare. Il risultato parla da sé.

TerroirVino: adoro le cose ben fatte

C’è poco da dire che non sia già stato detto, in merito a Terroirvino, la manifestazione che da sette anni(son di più?) Filippo Ronco organizza in quel di Genova. C’ero stato come curioso alla prima edizione e poi, causa impegni più o meno contingenti, ci sono tornato solo quest’anno in veste di espositore. Non sono (come ho già scritto ai ragazzi di Brescia per Passione, in merito allo strepitoso successo del bikemob tenutosi martedì in Piazza della Loggia) “capitan complimento” ma non posso esimermi dal dire che Terroirvino si è rivelata una manifestazione di assoluto spessore. Un’organizzazione perfetta, fatta di persone attente e capaci di intervenire prima che l’ombra di un problema potesse presentarsi. Molte manifestazioni più pompate ma costantemente ricche d’imperfezioni, dovrebbero prenderne spunto. Un pubblico interessato, lontano dai fenomenismi (solo uno si è espresso come un enogeobionaturoscienziatomondiale-super, sparando cose irripetibili) composto e interessato. Un luogo stupendo i Magazzini del Cotone al porto vecchio. Io e Arici siamo potuti arrivare in barca, guadando Oglio, Po’ e Scrivia, ormeggiando a vista proprio di fronte ai nostri occhi. ;-)

Bravi, perché ognuno ha potuto raccontare e far degustare tutto alla perfezione.

Photo di Lucia Bellini

Biciscatenate al Bike Mob di martedì 21 giugno

Le ragazze e i ragazzi di Brescia per Passione non rimangono immobili davanti all’ultima ordinanza voluta dal vicesindaco Rolfi che, per questioni di “decoro”, rimuove e multa le biciclette parcheggiate fuori dagli appositi spazi in stazione e in Corso Zanardelli. Per dire NO all’ordinanza che colpisce le biciclette, i mezzi di trasporto più deboli, abbiamo deciso di trovarci martedì 21 giugno in Piazza Loggia dalle ore 19.00 alle ore 20.00 per dar vita al Bike Mob. L’invito è esteso a tutti. Siamo contenti che altre associazioni e gruppi, che hanno aderito alla nostra iniziativa, parteciperanno alla manifestazione. La Rete e il passaparola ci stanno dando una grande mano. Le persone ci confermano con entusiasmo, sempre maggiore con il passare delle ore, che non mancheranno all’appuntamento. Animeremo la piazza con la nostra presenza di cittadini che credono che una città diversa possa crescere e svilupparsi. Sarà il nostro modo per dire tutti insieme: NO “ALL’ORDINANZA COLPISCILABICI” SI AD UNA CITTA’ CHE AMA LE BICICLETTE E VUOLE ESSERE BELLA, NON INQUINATA, PIU’ ORDINATA E VIVIBILE. Per partecipare è necessario portare una bicicletta, una catena e un messaggio personalizzato appeso sulla bici (possono ovviamente partecipare anche i pedoni). Cosa succederà lo vedremo lì. La manifestazione è il nostro modo pacifico per dire all’Amministrazione e alla cittadinanza che non si risolvono i problemi del decoro del centro cittadino “rimuovendo” le biciclette. Anzi, solo favorendone l’impiego e diffondendo la pedonalizzazione si possono cambiare radicalmente qualità e convivenza del centro. Questo è il bene che vogliamo. Ci vuole volontà e tempo da parte di tutti perchè si trovi il giusto equilibrio.

Valténesi: tra promozione e incoerenza.

Domani alle ore 17e30 Mattia Vezzola, Roberto Ferrarini, e il presidente del Garda Classico Sante Bonomo moderati dal giornalista Angelo Peretti si confronteranno a Polpenazze del Garda (Bs) sul tema “Vini e Terroir: Franciacorta-Valtènesi-Valpolicella”. L’appuntamento, fissato per le 17.30 nella cornice di Villa Avanzi, rappresenta il tradizionale evento di anteprima della Fiera del Vino Garda Classico Doc di Polpenazze, che quest’anno celebra la sua 61esima edizione dal 28 al 31 maggio, ed è stato organizzato in collaborazione tra l’amministrazione comunale di Polpenazze e il Consorzio Garda Classico.

Per precedenti inderogabili impegni non potrò essere presente all’incontro, ma mi piacerebbe che fossero presenti Luca Zanelli e Corrado Corradini per sostenere, con l’appoggio di tutte le persone dotate di cervello e senso del territorio, le ragioni della loro indignazione nel non volere un Mc Donald nel comune di Polpenazze del Garda, nel cuore dell’enoica Valténesi.

Vi riporto di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul BresciaOggi di domenica 11 aprile, a firma di Enrico Grazioli, relativo all’oggetto in questione.

L’area, nei pressi della rotonda di via Serraglie, sulla quale si sta lavorando per costruire … Un McDonald’s sarebbe o no in aperta contraddizione con le tradizioni di un paese con oltre 20 anni di politica a favore dei prodotti locali?

NEL 2009 Puegnago ha speso 70mila euro per la promozione del territorio e dei suoi prodotti, quest’anno altri 100mila saranno destinati alla Fiera dedicata al vino Groppello e all’olio Casaliva.

Le perplessità sono che all’ingresso del paese, arrivando da Salò, dopo il cartello di confine comunale con Puegnago e la scritta promozionale della Fiera con Groppello e Casaliva, si incontrerebbe l’insegna del fast food. Per il primo cittadino non c’è contrasto, perché «chi vuol comprare olio e vino potrà farlo in ogni caso». Si è anche parlato di una possibile promozione dei prodotti locali, un po’ come avvenuto con la campagna McItaly, promossa dal ministro delle politiche agricole Luca Zaia, ma durata meno di due mesi. Il permesso di fatto lo darà l’ufficio commerciale. Intanto la minoranza invierà una lettera a bar, ristoranti, agriturismi, bed and breakfast, aziende agricole alla ricerca di sostegno, affinché il consiglio comunale bocci la variazione urbanistica.

Ieri sera si è tenuta la commissione “Fiera di Puegnago – Groppello Casaliva” presso la sala consigliare del comune di Polpenazze del Garda. Alla commissione era presente solo un produttore, nessun imprenditore ma in compenso un folto stuolo di persone che partecipano volontariamente alla realizzazione della fiera. Qui potete leggervi com’è andata la serata.

Ora, considerando che Puegnago non è un’isola ma bensì un anello importante di un territorio (la Valténesi)che, come scrive il Consorzio per la Tutela del Garda Classico nell’ultimo comunicato “Il Garda Classico, la sponda lombarda del Garda, riscopre la propria millenaria identità enologica attorno ad un prodotto – il Groppello –  ad un territorio ed una comunità – quella della Valtènesi – simbolo delle produzioni enologiche di vini rossi e del Chiaretto – spiega il presidente Garda Classico Sante Bonomo-. Il processo di identificazione territoriale, iniziato in Valtènesi da almeno un trentennio, ha subito una forte accelerazione grazie alla nuova OCM vino, che tendendo alla globalizzazione e standardizzazione, ha come reazione l’identificazione dei produttori nel proprio vino, territorio e tradizioni”.

Bene, detto questo mi chiedo perché fosse presente un solo produttore, ma ancor di più mi chiedo per quale motivo non ci sia stata una levata di scudi da parte di chi dovrebbe avere l’obbligo morale di tutelare il proprio territorio e la sua identità.

Chiedo, oltre che ai produttori di vino (non solo di Puegnago ma di tutta la Valténesi) anche al presidente del Consorzio, Sante Bonomo, come sia possibile pensare che l’imbarbarimento urbano e culturale di un territorio così piccolo, possa essere coerente con gli sforzi che si stanno facendo per promuoverlo. Come si può dichiarare fesserie(come avvenuto ieri) che il Mc Donald possa fare da traino ai prodotti tipici locali?

Quanto può essere credibile un territorio e le persone che lo abitano, se incapaci di tutelare la propria cultura, la propria storia e le proprie tradizioni?

Cena speciale a Rovato per ricordare Tognazzi

Quello che pubblico di seguito è l’articolo apparso ieri su “Brescia Oggi”, uno dei due quotidiani della mia Provincia, a firma Nino Dolfo dopo l’incontro che abbiamo avuto sabato pomeriggio. Trovo abbia colto perfettamente l’essenza di ciò che questo progetto, senza voli pindarici, vuole essere. Così come il significato della serata che ci apprestiamo a trascorrere. Prima di tutto, prima dei racconti, della cucina e del vino, esiste il Territorio di cui tutti siamo tenuti a conoscerne il Valore, per poterlo salvaguardare.

G.A.

La cucina è un’arte, ma anche un elogio della vita e della natura. Natura che è terra- uomo- cielo. Un trinomio che costituisce l’architrave esistenziale di Giovanni Arcari. Si chiama non a caso TerraUomoCielo il suo suo blog e così anche il suo progetto, condiviso con l’amico Nico Danesi, a tutela della cultura enoica bresciana.

La passione per il vino e il senso del territorio sono alla base della cena che Giovanni Arcari e Stefano Cerveni hanno organizzato per domani sera alle ore 20.30 al ristorante «Due Colombe» di Rovato.
LA DATA ha una sua ragione d’essere: il 23 marzo è la festa di compleanno alla memoria di Ugo Tognazzi (1922-1990), grande attore e soprattutto grande cuoco dissacrante, un vero fantasista davanti ai fornelli che, come amava raccontarsi lui stesso, si sentiva «un Demiurgo che trasforma le inerti parole di una ricetta in una saporita e colorata realtà». Il menu della serata di Rovato si ispira a «Il Rigettario», uno dei libri gastronomici cult di Tognazzi, chef di vocazione dionisiaca (era un goloso, non un ingordo) che rifiutava tutto quanto è convenzionale e codificato nelle ricette, capace di reinventare ogni de-genere di piatti con l’ausilio della creativit&#2 24; o semplicemente con le risorse rimaste nel frigo. Tra i suoi meriti sommi l’aver sdoganato, per esempio, la maialata.
«La cucina come il vino è un’arte espressiva legata al territorio. E il territorio è un confine politico che deve diventare contenitore intelligente, in grado di esportare la particolarità dei sapori tipici», sottolinea Arcari, la cui attività, volta a contenere l’omologazione del gusto e la standizzazione industriale («il nostro credo è sglobalizzare il mondo, frammentizzare il territorio, creando tante identità») si prefigge di controllare la filiera produttiva, di valorizzare il lavoro dei contadini, dei piccoli e medi viticultori con il supporto sia tecnico, mai invasivo, che di comunicazione.
TerraUomoCielo è nata 2002 con l’azienda agricola Colline della Stella di Andrea Arici e si è estesa successivamente ad altre due realtà bresciane, la Camossi di Erbusco e la Cantrina della Valtènesi.
Stefano Cerveni, chef e patron del «Due Colombe», è l’altro grande protagonista della serata: a lui spetta la messa in opera nel segno della fedeltà al maestro ma anche nel segno della rivisitazione d’autore. «La cucina di Ugo – dice – era goliardica e carica di sapori. Sicuramente non dietetica, bensì un trionfo della convivialità, dello stare insieme, perché la tavola è mezzo di conciliazione e conoscenza».
ALL’ANTIPASTO di Polenta Spudorata seguirà il mitico Risotto allo Spumeggio. Il secondo piatto prevede le Cailles in Sarcophage, pezzo forte del «Pranzo di Babette», ma con una variante: «al posto del tartufo, ho inserito i chicchi del melograno. Danno una spiccata acidità e sembrano pietre preziose». Perchè non solo il palato, anche la vista vuole la sua parte.
Le prelibatezze saranno irrorate dai franciacorta di Andrea Arici e di Camossi. Quest’ultimo fornirà poi la degustazione in anteprima del Millesimato Extra Brut 2006 (il primo millesimato dell’azienda), che vedrà il suo debutto ufficiale l’8 aprile al Vinitaly di Verona. Madrina e promotrice di questa «cena delle meraviglie» è Laura Castelletti, la cui associazione «Brescia per passione» è il marchio di un sentire comune nel nome del territorio.

Una Cena per Passione

L’amicizia, la grande cucina e il senso del Territorio, in una collaborazione tra persone che antepongono la passione, come prerogativa alle proprie azioni.

Stefano Cerveni e Giovanni Arcari, appassionati professionisti del mondo della Cucina e del Vino, e del Territorio Bresciano, hanno deciso di organizzare una cena nella serata di martedì 23 marzo alle ore 20e30 presso il ristorante “Due Colombe” di Rovato, nel cuore della Franciacorta.

La serata vedrà protagonista Stefano Cerveni, il quale avrà il compito di interpretare alcuni piatti, ispirati dal celebre “Rigettario”, libro di ricette del grande Ugo Tognazzi, che nel giorno del suo compleanno si vuole ricordare con quaranta amici.

Una cena, che vedrà abbinati a piatti di sostanza, i franciacorta di Andrea Arici e di Camossi aziende facenti parte del progetto TerraUomoCielo, di Giovanni Arcari e Nico Danesi.

Sarà anche l’occasione per degustare in anteprima il Millesimato Extra Brut 2006 (il primo millesimato dell’azienda)di Camossi, che vedrà la sua presentazione al pubblico, l’otto aprile prossimo a Vinitaly.

Passione e Territorio, un binomio oggi più che mai sentito che ha stimolato la collaborazione con l’associazione “Brescia per Passione” guidata da Laura Castelletti, come promotrice della serata. Un insolito intreccio di collaborazioni, tra uno dei più famosi ristoranti della Provincia, un blog (e un progetto) che parla di Vino e di Territorio e uno che affronta la scena pubblica, cittadina e provinciale, dal punto di vista politico, ma tutti convinti che il valore di un Territorio, stia nelle capacità dei singoli di sapersi muovere coesi.

La Gallina Ripiena: Evocatrice della mia Brescianità

La gallina ripiena, per un bresciano, non è solo un piatto ma un simbolo di una cultura locale che sta scomparendo. A me personalmente evoca le domeniche trascorse a Gambara, quando bambino, mi recavo con i miei genitori da nonna nel cuore della “bassa bresciana”.

La nonna Tina era il prototipo della donna ideale dell’immediato dopoguerra. Giunonica e irremovibile regina della casa e naturalmente del cortile, nel quale allevava ogni tipo di volatile buono da lessare e non solo. A lei spettavano l’economia e la sopravvivenza della famiglia, mentre il sostentamento economico competeva a nonno Nino. Nonno lavorava come “Capo D’aquaröl”, ossia era il responsabile di una squadra di uomini che avevano il compito di gestire l’irrigazione dei campi, al servizio di una grande azienda agricola a Pralboino, sempre nella bassa. Negli anni del “boom economico”, con lo svuotamento della campagne, i nonni per causa di forze maggiori, decidono di seguire la massa e di far crescere i figli in città, prima in via del Carmine e poi in via Milano. Non ho mai chiesto a mio padre se ha ricordi di quel viaggio, di quella migrazione… Eccessivamente dispotica con i figli (nei racconti di mio padre) quanto troppo indulgente nell’accudire il suo nipote prediletto(i nipoti eravamo solo io e mia sorella), ma Nonna è stata davvero una grande cuoca. Indimenticabili “i salamini di spinaci” con pasta fresca fatta da lei, spinaci dell’orto in besciamella, prosciutto cotto e fontina, per poi ricoprire il tutto con del Parmigiano Reggiano in scaglie che perdevano la loro forma quando inondate da burro fuso. E poi la gallina ripiena della quale sentivi l’odore a due paesi di distanza. Abbondava sempre con il ripieno, perché a me piaceva di più quello che la carne del volatile. Mi viziava sempre ed io stavo davvero bene.

Questo è ciò che mi ha evocato la domenica appena trascorsa con le stesse modalità di 25 anni fa. Questo è quello che mi ha fatto ricordare aver mangiato la gallina ripiena cucinata da Laura a casa di Giuseppe Marrelli; amico, artista, musicista e poi anche architetto di successo. Altri due amici “contemplativi” Anna e Pierpa, hanno portato i cannoncini alla crema di una pasticceria del centro e a me è toccato il vino. Una piccola graditissima “comune”. Per l’occasione un Pinot Nero 2007 “Nero Lucido” prodotto da Torre Fornello con TerraUomoCielo e un Barolo Vigna Rocche 2004 di Andrea Oberto. Tutto assolutamente perfetto.

Un piatto, un territorio, la gente e la cultura.

Quando nel tuo territorio ci nasci, cresci e lo vivi con intensità, puoi ritrovare in ogni cosa figlia della sua cultura, le emozioni dei sapori, dei profumi e delle sensazioni passate. Salvaguardare le tradizioni per creare innovazione intelligente, non solo da un punto di vista economico, significa crescita. Salvaguardare e divulgare tali tradizioni per evidenziare l’identità di un territorio e della sua cultura e non per esaltare la supremazia di una “razza”, è segno di saggezza e di consapevolezza del valore delle cose che ci circondano. È tempo che le persone che dal territorio attingono per i propri interessi commerciali (che vanno bene, ci mancherebbe..) comincino anche a dimostrare l’amore che nutrono e la riconoscenza, che devono sentire come obbligo morale, nei confronti del territorio stesso.

P.S. Per la prossima domenica, proporrei il coniglio!

Il Territorio, il Vino e la Gente Pensante

Brescia con la sua Provincia rappresenta un Territorio tra i più vari al mondo. All’interno di questo confine politico esistono macroscopiche difformità geo-fisiche che rappresentano il patrimonio di questa terra. Laghi, montagne, colline e pianure se vogliamo osservare il Territorio soltanto dall’alto di un aereo, ma se volessimo approfondire meglio la conoscenza di questa Provincia e se volessimo comunicarla al mondo, non credete che uno degli “strumenti” più importanti possa essere il vino? Il vino come cultura, come storia, come tradizione e come elemento in grado di sviluppare un turismo intelligente e rispettoso.

Ieri sera ho partecipato a un convegno dal titolo “Brescia del Futuro una Sfida Comune” organizzato dall’amica Laura Castelletti e dalla sua associazione Brescia per Passione, che ha visto all’attenzione di un gremito pubblico, una serie d’interventi tra i quali quello di Flavio Pasotti, lungimirante imprenditore bresciano e di Carlo Spinelli (28 anni) entusiasta architetto che opera nell’Urban Center di Torino e quindi per e con Torino.

I loro interventi mi hanno colpito più di altri, perché in piena sintonia con la mia visione di Territorio all’interno di una progettualità comune, nella quale è emersa la loro consapevolezza che un progetto possa definirsi grande solo se tutte le sue variabili convergono dinamicamente in un unico obiettivo. Il Territorio, il suo sviluppo, la sua tutela e la necessità di porre il tema ambientale sopra ogni cosa. Una città –una Provincia- in grado di riprogettare se stessa, dove le persone siano in grado di capire il valore del Territorio e conseguentemente di tutelarlo e di trarne profitto con intelligenza. In poche, pochissime parole ho cercato di riassumere i ben più ampi concetti espressi dai due. Una descrizione più accurata della serata, fatta da un giovane bresciano, la potete trovare QUI.

Qualcuno potrà chiedersi che nesso possa esserci tra quanto ascoltato ieri e il mondo del vino… Semplice, sempre e solo il Territorio.

Il vino nel corso degli ultimi cinquant’anni è passato dall’essere prodotto agricolo a prodotto commerciale, lasciando per strada cultura e tradizioni. Non ha saputo auto-regolarsi inflazionando la memoria e conseguentemente il Territorio. Non è una novità che nel sud Italia si stiano espiantando molti ettari di vigna  perché il valore delle uve è molto vicino allo zero.

Con il vino, visto esclusivamente come prodotto commerciale, sta facendo i conti anche Brescia. Piccole ma in passato importanti zone quali Botticino o Capriano del Colle o la Vallecamonica, stanno rischiando di scomparire. Zone fantastiche, nelle quali se pianti una vigna di Barbera a Botticino o in Vallecamonica, per esempio, (stesso clone) hai tempi di maturazione, conformazione del grappolo ed espressione in vino completamente dissimili. Da qui bisogna solo scegliere se valorizzare queste peculiarità –riportando il vino nella storia e nella tradizione- o se appiattirle ad appannaggio di un commercio senza regole.

A mio avviso sarebbe necessario che le istituzioni, così come i Consorzi di Tutela, chi il vino lo produce, chi si occupa degli aspetti turistici di questa Provincia, iniziassero a interrogarsi e a confrontarsi per sviluppare il turismo legato al vino. E’ necessario che vi sia una maggior tutela degli aspetti paesaggistici, che vi sia un ordinamento e che TUTTI capiscano la necessità di muoversi coesi per un obiettivo comune. Se il Territorio agisce per il vino, agisce per il turismo, agisce per l’ambiente e opera per lo sviluppo di TUTTI.

E’ di assoluta importanza che oasi felici quali la Franciacorta o la Valtènesi (leggi ancora Garda Classico) capiscano di non dover tutelare solo il territorio nel quale operano e dal quale traggono profitto, perché anche il più bel diamante del mondo, se si trova in mezzo alla merda prima o poi affonda.

E’ indispensabile che si cominci a guardare alla politica, scevri da preconcetti di colori o simboli (destra e sinistra non esistono più, esistono gli stupidi e quelli no)ed è fondamentale che la stessa capisca il valore smisurato che il territorio provinciale porta in seno. Lo dico a chi amministra, sindaci dei comuni, funzionari enti privati, enti turisti, al presidente della provincia Molgora, al sindaco di Brescia Paroli e al milione e trecentomila abitanti di questo fantastico territorio. Lo dico a chi ha scelto di fare informazione nel Territorio. Mi piacerebbe vedere un giornalista bresciano con un po’ di passione. Diamoci da fare per non finire come il diamante sopra citato.