Guide a pagamento: se paghi ti considero.

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Accettare che i vini siano degustati –per essere valutati dalle guide- da persone delle quali non conosco l’identità (e quindi nemmeno la professionalità) personalmente rappresenta già uno sforzo non indifferente, perché è un atteggiamento aderente alla politica partitica che ha … Leggi l’articolo completo

Nuovo disciplinare per il Franciacorta: migliorarsi per crescere, crescere per migliorarsi

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Niente numeroni stavolta, niente trionfalismi né orgasmi durante un girotondo… Eppure questo mi sembra il momento migliore per festeggiare un successo, anche se lo stesso è stato generato da un problema. È ufficiale che, dopo il voto di stamane al … Leggi l’articolo completo

Consorzio Franciacorta e nuovo cda: “i soliti sospetti” e l’assenza dei “piccoli”

Il consorzio si appresta al rinnovo del cda e il comitato elettivo composto da Ricci Curbastro, Faccoli e Majolini ha proposto i seguenti nomi:

Laura Gatti, Lara Imberti, Eleonora Uberti e Giuseppe Salvioni per i viticoltori.

Paolo Pizzol, Michele Bozza, Silvano Brescianini e Vittorio Moretti per i vinificatori.

Lucia Barzanò, Maddalena Bersi Serlini, Michela Muratori, Ezio Majolini, Emanuele Rabotti, Tilli Rizzo, Giuseppe Vezzoli, Arturo Ziliani e Maurizio Zanella per gli imbottigliatori.

Fabio Lantieri, Ernesto Stefanutti e Pier Maria Tiraboschi come revisori contabili e Stefano Camillucci e Claudio Camossi come supplenti.

Tutto sotto controllo? Ditemelo voi. ;-)

VINO, FRANCIACORTA: STOP ALL’USO DEL TERMINE BOLLICINE

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Ricevo e pubblico. G.A. Il presidente del Consorzio Maurizio Zanella: dicitura abusata, obsoleta e senza futuro Erbusco, 27 apr – Uno stop in piena regola a uno dei termini più utilizzati per indicare il Franciacorta, piuttosto che lo Champagne o … Leggi l’articolo completo

FranciacortAppassioNati a Vinitaly 2012

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Riceviamo e pubblichiamo con piacere il comunicato stampa della giovane (in tutti i sensi) associazione FAN FranciacortAppassioNati. Ci si vede a Verona!   Un nuovo Fil Rouge tra le cantine di Franciacorta Verona. Un nuovo “Fil Rouge” unisce le cantine … Leggi l’articolo completo

Happy Day! tra succo d’arancia a 7cent e franciacorta a 3,90euro.

Cosa ci si può aspettare a questo punto? L’Italia agricola è sempre più appesa a un filo e la sopravvivenza di chi lavora la terra, è strettamente legata alla capacità del contadino di evolversi e di trasformare i frutti della terra stessa in qualcosa di commerciabile.

Nel frattempo la Coca Cola rinuncia alle arance di Rosarno, giusto per lavarsene le mani in fretta e per non rischiare di rimanere invischiata in qualcosa che potrebbe minare “la grazia dei suoi spot televisivi”.

Perché invece di abbandonare Rosarno, non ha offerto almeno il doppio del valore che ha pagato fino a ieri per il succo d’arancia? Non avrebbe fatto una figura migliore?

Nel frattempo avanza l’utilizzo sconsiderato dell’immagine rurale e naturale di certi prodotti. Immagine, appunto.

Le grandi multinazionali certamente non violano leggi (come la stessa Coca Cola ha dichiarato) ma impongono il prezzo di ciò che vogliono acquistare e spesso, è al disotto delle spese di produzione che un agricoltore deve sostenere.

Chi stabilisce i prezzi delle materie prime è chi acquista e trasforma in larga scala e non chi coltiva. In Italia la situazione è insostenibile perché le grandi aziende affossano il mercato facendo cartello, imponendo prezzi bassi per un profitto che non torna mai alla terra in alcuna forma.

A questi si aggiunge una concorrenza sleale che spesso parte del “furbo” di turno: “l’uva vale un euro al chilo ma se la compri da me te la posso dare a 0,90”. Una politica che non premia e non arricchisce nessuno, solo, impoverisce un sistema.

Il caso del franciacorta –segnalato qui da Franco Ziliani- a 3,90 euro, è l’emblema di un sistema produttivo -a livello nazionale- che vede a capo di alcune aziende persone la cui competenza è tutta da verificare, imprenditori che non hanno nemmeno la più pallida idea di quello che stanno facendo e dove lo stanno facendo (sorvolo sul “come lo stanno facendo”).

Al Consorzio Franciacorta, oltre a chiedere interventi incisivi quali l’espulsione e la necessità di prendere nettamente le distanze per questa e altre aziende che adottano politiche simili, mi permetto di ricordare una cosa:

Quando si comunicano cose che hanno a che fare solo con i successi, è necessario accertarsi di essere inattaccabili, altrimenti l’effetto boomerang può essere devastante.

P.S. Voglio aggiungere che ho già parlato personalmente con Maurizio Zanella il quale ha dichiarato che non è cosa facile intervenire in merito ai prezzi, in quanto la legge impedisce azioni in questo senso. Però, dico io, è necessario trovare una soluzione.

adesioni comitato no amianto

Continua il lavoro del comitato no amianto di Gianico, che consiste nell’informare la popolazione camuna su quanto è stato progettato. E’ incredibile, nonostante l’interesse dei media, quante persone in Valcamonica non abbiano la più pallida idea di quanto si stia valutando di fare nella zona industriale di Gianico. SI PREVEDE LO SMALTIMENTO DI 80.000 TONNELLATE DI AMIANTO ANNUE, ATTRAVERSO UN PROCESSO DI INERTIZZAZIONE CHE NON GARANTISCE LA NON USCITA DI FIBRE D’AMIANTO DURANTE LA LAVORAZIONE. A RISCHIO LA NOSTRA SALUTE.

La Valcamonica ha dei record, e sono quelli del numero di tumori e di altre patologie (tra cui il parkinson precoce)  legate agli insediamenti industriali della lavorazione del tondino. A distanza di anni, gli studenti di Darfo Boario Terme hanno livelli di manganese 10 volte sopra la media. Ignoriamo questi dati? O li vogliamo far incrementare?

Secondari, ma non meno importanti, i rischi del territorio, legati al trasporto su gomma che porterà nuovo traffico dall’autostrada fino alla Valle. Attraversando la franciacorta, e probabilmente costeggiando tutto il lago d’Iseo, magari dovrà evitare anche le gallerie, si sa mai. Vorrei sapere cosa ne pensano il consorzio per la tutela del franciacorta, gli albergatori del lago d’Iseo, quelli di BOARIO TERME, il consorzio adamello ski, perché al momento non mi pare abbiano preso posizione in merito.

Nel frattempo continua la raccolta firme, ormai intorno alle 11.000, ma dobbiamo darci da fare, in valcamonica siamo quasi 120.000!!

Informate zii, zie, nonne, nonni, cugini, cugine, nipoti, fidanzati e fidanzate, suocere, amanti e trombamici: potranno firmare qui:

Sabato 11
A Boario  banchetto firme per il mercato ( 9 -12)
a Lovere, nel pomeriggio, presso la scuola elementare, dove c’è un convegno sull’alimentazione sana.
Domenica 12
a Pisogne banchetto firme dalle 10 alle 16
Martedì 14
Banchetto di raccolta firme a Breno per San Valentino.
Serata informativa a Rogno con l’amministrazione comunale,  presso il Teatro, con la presenza del prof. Vangelisti, medico dell’ ASL di Vallecamonica;
Mercoledì 15
Banchetto di raccolta firme a Darfo per la fiera di San Faustino, davanti al Municipio
Venerdì 17
Serata informativa a Pisogne con l’Associazione giovanile del KAG .
INFORMIAMO!

Franciacorta: una ricerca dice che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi.

Il risultato della ricerca che il Consorzio Franciacorta ha commissionato ad Astra Ricerche di Enrico Finzi, traccia un risultato abbastanza preoccupante che evidenzia che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi questo territorio.

Il 90% dichiara di conoscere il vino che viene prodotto, ma non è in grado di dargli una collocazione geografica. Di questi, uno su quattro non ha mai bevuto franciacorta e non ha intenzione di farlo a breve.

I dati di Finzi fanno tornare con i piedi per terra quanti credono di essere arrivati alla consacrazione e ricorda che di strada da fare ce n’è ancora moltissima.

A proposito di questo non capisco la nota fatta sul Giornale di Brescia: “meglio così, visto che la produzione cresce assai velocemente”. È una dichiarazione di Finzi, o la difesa scomposta quanto assurda di qualcuno?

L’esperto dichiara anche che, per far scoprire il territorio sia necessario “farlo degustare” e che la gente vada portata in cantina (ossia nel territorio) invece che avvicinata con costose campagne promozionali rivolte a un pubblico indistinto.

In poche parole si ritiene sbagliato portare una bottiglia a far degustare in un paese che non conosce nemmeno l’esistenza della Franciacorta, come succede (ed è successo) nelle mie trasferte americane, dove mi si chiedeva ogni volta se fosse Prosecco e mi dovevo prodigare con l’ausilio di una carta geografica a mostrare l’ubicazione della Franciacorta.

Prima s’informa, si comunica e si forma perché è l’unico modo per creare una richiesta consapevole, invece che puntare sulla solita vendita fine a se stessa che altro non fa se non inflazionare un’immagine che ancora deve essere creata, con buona pace dei soliti ottimisti.

Finzi già nel 2009 aveva sottolineato l’importanza fondamentale di una manifestazione sul territorio (leggi Festival Franciacorta) ma che i vertici consortili -nonostante i miei vari appelli- hanno depennato dal calendario adducendo a ragioni tutte da provare in merito alla mancanza di spazi.

Quest’anno è pure stato deciso un aumento della quota consortile che vede schizzare il costo che ogni produttore deve versare al consorzio, di quasi il 50% su ogni bottiglia prodotta.

Visto che la ricerca ha evidenziato una falla nel sistema, non è il caso di cambiare rotta e di investire in altra direzione invece di continuare con politiche che si sono dimostrate (lo dice la ricerca di Finzi) pressoché inutili e forse dannose per il futuro?

Fonte: Giornale di Brescia, 19 gennaio 2012.

Basta cemento o il vino rischia!

Con una bella stretta sui tempi, spesso biblici per questioni di quest’entità, Maurizio Zanella è uscito allo scoperto come meglio non avrei potuto sperare: “Basta cemento o il vino rischia”. “Se non si cambia, se non si smette di gestire il territorio nella maniera disinvolta con cui si è fatto negli ultimi anni, la Franciacorta vitivinicola non andrà avanti. Anzi, non potremo nemmeno mantenere l’attuale posizione”.

La fonte dalla quale prendo le parole di Zanella è il Giornale di Brescia di ieri(QUI l’intero articolo), che racconta dell’incontro tenutosi sabato a Provaglio d’Iseo durante il quale si sono poste le basi per un patto che valorizzi il territorio con una crescita sensata. Attori i comuni dell’area franciacortina, Cogeme e il Consorzio per la Tutela del Franciacorta, la Provincia di Brescia e la Camera di Commercio di Brescia(che ha ribadito di voler essere della partita). Un patto ideale, per ora, ma che traccia -senza alcun dubbio- l’interesse per il comparto vitivinicolo che dipende necessariamente anche dall’aspetto e dalla salubrità (in ogni senso) del territorio. A questo punto è chiaro che a tutti il futuro del territorio interessa, ora bisogna dimostrarlo. Maurizio Zanella mi aveva più volte detto della sua ferma volontà di trovare una formula per far dialogare attorno allo stesso tavolo, tutti gli enti e i comuni dai quali dipende il futuro del territorio e ora l’ha dimostrato. Adesso tocca ai comuni che devono comprendere la necessità di una politica per un “consumo di territorio zero”, alla Provincia nel supportare con forza e senza sconti tale iniziativa, alla Camera di Commercio di sostenere con progetti mirati, essenziali -e meno dispersivi- la promozione della Franciacorta che passa soprattutto attraverso il suo prodotto simbolo, il vino. Il Franciacorta, la cui economia può fare davvero la differenza nella tutela del territorio perché, capace di creare un’alternativa intelligente e sostenibile rispetto al cemento.

Oggi c’è di che essere davvero entusiasti, perché è stata messa una pietra -in questo caso più che esclusivamente ideale- importante e come mai indispensabile. Molto bene!

32 a 30: la Franciacorta parteciperà a Vinitaly 2012

Pare il risultato di una partita di rugby giocata al cardiopalma, nella quale due squadre equilibrate e dalle difese alquanto discutibili, non lasciano trapelare l’esito fino all’ottantesimo.

Si sono espresse contro la decisione del consiglio consortile, le sessantadue aziende che hanno preso parte allo scorso Vinitaly.

Una sorta di voto di sfiducia nei confronti del cda, oppure è solo un incidente di percorso in merito a una questione tanto, troppo delicata per essere decisa solo da chi produce di più?

“Cosucce” -mi vien da pensare- senza entrare nel merito del risultato politico, anche se la divisione è netta e inequivocabile e quindi senza vincitori né vinti(?), ma è un grande risultato se rifletto sulla modalità con la quale si è giunti a decidere per il territorio.

Senza dilungarmi troppo, con la speranza di stimolare riflessioni (non per forza da riportare su questo blog) da parte di chi legge e di chi vive in prima persona la Franciacorta, voglio sottolineare l’importanza dello strumento referendario utilizzato e di come rappresenti il miglior modo per prendere decisioni che coinvolgono tutti, ma anche di come possa essere impiegato al fine di comprendere le esigenze di un territorio(inteso come sistema vitivinicolo produttivo) profondamente eterogeneo, soprattutto nella diversa estrazione socio-culturale dei suoi attori, ovvero dei produttori di vino.

Per esempio sarebbe interessante conoscere se le trentadue aziende che hanno voluto Vinitaly sono simili per dimensioni, oppure per altro o magari non hanno nulla a che vedere tra loro…

Il consorzio potrebbe utilizzare questo “modo di fare” per dar vita a un confronto esponenzialmente costruttivo in merito alle sorti della e del Franciacorta?

Non solo un modo per esprimere una preferenza ma un sistema utile per ridurre il margine d’errore, per distribuire le responsabilità e per crescere da ogni punto di vista? Staremo a vedere.