Archiviate quelle che potremmo definire “le cinque giornate di Verona” mi ritrovo, nel mio giorno di vacanza, a fare il punto della situazione e a tracciare un “contorto” schema di considerazioni.
Per aziende medio – piccole, il Vinitaly non rappresenta primariamente una vetrina, ma di certo un luogo di aggregazione nel quale confrontarsi, dove l’obiettivo comune di crescere rimane la cosa indispensabile. Questo naturalmente vale per chi crede che per produrre vino, sia ancora necessario averne la cultura oltre che il senso del rispetto verso il territorio. Senso, che include anche il rispetto delle persone che da quel territorio ne attingono la propria vita.
Dopo la premessa d’obbligo, vengo al punto. Tra le cose che non sono andate proprio per il verso giusto, non posso non ricordare il “barbaro” restringimento dei corridoi, che ha creato non pochi disagi, vista l’importante affluenza dei visitatori. Il servizio bicchieri, gestito dalla “scuola alberghiera” e orchestrato, dal professor Elefante è stato catastrofico. L’odore di ammoniaca si percepiva in mezzo padiglione e i bicchieri puliti ne riportavano tracce evidenti, rendendo quasi impossibile cogliere l’aromaticità dei vini nella loro interezza. Per non parlare dei ragazzini della scuola, i quali sono obbligati per ben sei giorni a lavorare come dei muli, sentendosi spesso redarguire in maniera pesante e il tutto per ottanta euro complessivi, per poi avere una richiesta (da parte del consorzio)una sorta di contributo a ogni azienda di ulteriori cinquanta euro, da destinarsi agli studenti. Credo che per la qualità del servizio offerto e per i modi, questi ragazzi abbiano avuto ben poco da imparare, sennonché che si possa approfittare del lavoro di qualcuno, spendendo poco e offrendo un servizio mediocre.
Oltre a tutto questo, il Vinitaly rappresenta per me il momento per incontrare molti amici da tutta Italia e non solo. I più vicini, quelli del territorio Bresciano con i quali si conclude sempre con una cena defaticante il lunedì, quelli con i quali organizziamo ogni anno l’aperitivo conclusivo a Verona, dove ogni produttore mette a disposizione la miglior bottiglia della propria produzione. Tra i tanti Lorenzo Gatti, organizzatore con me del goliardico “evento” e oltre a lui, Enzo e Paola ovvero il naturale bilanciamento alla solare irruenza di Lorenzo, nella gestione della loro splendida azienda famigliare. Lucia e Giulio Barzanò de “Il Mosnel”, Bruno e Claudia Dotti di San Cristoforo, Roberto, Laura e Matteo Gatti della Ferghettina, Giuseppe, Dario e Jessica Vezzoli, Clarabella, Andrea Pagnoni di Barone Pizzini, Emanuele Rabotti di Monterossa e molti altri, che hanno partecipato alla festa dei produttori del territorio franciacortino e che spero si possano notare dalle fotografie, che chiedo a chiunque le avesse di inviarmi, per poterle pubblicare. Un grazie doveroso a Claudio e Dario Camossi oltre che ad Andrea Arici, per aver sopportato i miei deliri da gravidanza isterica.




















