InTabula: Eccellenza e Stile nel cuore d’Abruzzo

Succede che avrei dovuto scriverne tempo fa, durante la mia ultima discesa abruzzese. Succede che per una serie di concomitanze, il gelo dell’inverno e la mia proverbiale pigrizia su tutte, ne scriva ora. Lo faccio oggi, anche perché l’impegno che l’Abruzzo sta mettendo in campo per salvaguardare il territorio comincia a essere riconosciuto per il suo immenso valore. Ben quattordici bandiere blu per il mare e le spiagge Abruzzesi, rappresentano un grande risultato!

Ogni promessa è un debito e Orsogna, è un impegno piacevole da saldare. Cuore dell’Abruzzo chietino ricco di storia, di tradizioni e di uomini che amano il loro territorio, Orsogna mi si è presentata come una sorpresa di quelle che non ti aspetti, di quelle che quando finiscono ti lasciano un pizzico di malinconia.

Ogni volta che vado in Abruzzo, conosco persone appassionate e orgogliose della propria terra. Uomini entusiasti, coriacei ma con un sorriso vero quanto il sole.

Così è stato con Antonino Antonelli, architetto di Orsogna con una passione per tutto ciò che concerne il wine&food e per la sua terra, tanto da creare in piazza Mazzini, un punto d’incontro, un luogo di cultura per le eccellenze enogastronomiche Abruzzesi e non solo.

Da InTabula si fonde perfettamente l’arte di un’architettura originale e affascinante, fatta di dettagli che palesano una cultura non certamente improvvisata e la passione per le cose buone, delle quali l’uomo deve poter godere.

Design, vino e cibo non appaiono come prodotti a scaffale ma come un intreccio di culture in una vetrina, che fa da cornice a un contenitore di emozioni.

Passate da Orsogna, fatevi un giro in Abruzzo!

Con il Sole in faccia e l’Abruzzo nel cuore: tre giorni a parlar di Territorio Bresciano e Franciacorta

Ogni volta che vado in Abruzzo le emozioni mi gonfiano lo stomaco. Territorio, gente, cultura si fondono all’unisono creando uno spessore emozionale che sempre, lascia cicatrici indelebili nella mia memoria.

L’Abruzzo tra mare e montagna. L’Abruzzo, che in uno dei suoi angoli più nascosti si aggrappa con intelligenza alle tradizioni per dare slancio al futuro, partendo dalla tutela del territorio.

Ne ho parlato spesso ma non mi stancherò mai di farlo di come San Martino sulla Marrucina sia uno straordinario esempio di virtuosità territoriale e ancor meno mi stancherò di ricordare che tutto questo è partito da un produttore di vino.

Gianni Masciarelli amava il vino ma non prima di amare il suo territorio, casa sua, San Martino e tutto l’Abruzzo.

A Gianni devo il profondo senso per il territorio che mi guida nella mia attività. A Gianni devo l’amore che provo per l’Abruzzo che ho potuto girare in lungo e in largo in Vespa, seguendo i percorsi che mi tracciava lui, durante le colazioni da Peppino a Villa Maiella. A Gianni devo un sacco di cose.

Da questa sera fino sabato prossimo, sarò impegnato nel suo Abruzzo a raccontare del mio territorio, della mia provincia bresciana. Parlerò di Franciacorta stimolando con la degustazione i sensi di chi parteciperà a questo trittico di serate in tre province diverse.

Parlerò di territorio con l’ausilio di fotografie che mostreranno tutta la straordinaria variabilità che si cela in un territorio tanto piccolo quanto meraviglioso come la Franciacorta.

Pescara, Teramo e Chieti per una tre giorni che sarà certamente entusiasmante.

Stare dalla mia parte non e assolutamente necessario e tanto meno auspicabile al contrario, una dose di curiosità, come di fronte a una creazione estranea, con un’ironica resistenza, mi parrebbe una posizione incomparabilmente più intelligente nei miei confronti.”

Gianni Masciarelli

 

Terza tappa: la Fiaba d’Abruzzo

Sud, fuga dell’anima.

Dopo la notte trascorsa ad Ancona, sono ripartito alla volta dell’Abruzzo, esattamente a Semivicoli, frazione di Casacanditella in provincia di Chieti. Dal Conero sono risalito in direzione di Osimo, poi Macerata, Ascoli Piceno per giungere a Teramo e da lì la strada, che ben conosco, fino a Guardiagrele e Semivicoli. orini vespa1Campi perfettamente in ordine con i confini tracciati con minuziosa precisione. Colture di girasoli, mais e lavanda tanto da rendere le colline, un ondeggiante arcobaleno. In alcuni tratti tirava un vento, tale da farmi sbandare la vespa e in altri la calura stantia dell’asfalto nero mi pareva insopportabile. Ho passato due notti nello splendido Castello di Semivicoli restaurato con coscienza, in grado di trasudare la storia con incredibile veridicità. Nella serata di lunedì un bellissimo aperitivo nel giardino del castello, dal quale si vede tutto l’Abruzzo, con i vini di Luigi Valori e con il brut di Camossi ad accompagnare un duo jazz. Tanta gente e molti amici che non vedevo da qualche tempo a dar manforte al pensiero che la mia seconda casa sia davvero l’Abruzzo. La giornata successiva l’ho dedicata al lavoro, facendo degustare i vini di Andrea Arici oltre a quelli di Camossi e Cantrina, all’amico Rocco. La sera mi sono regalato una cena da Peppino a Villa Maiella. Tortello di burratina allo zafferano sopra a ogni cosa, “innaffiando” il tutto con una bottiglia di Fiano di Avellino “Pietracalda” dei Feudi di San Gregorio 1999 e una di Balciana di Sartarelli sempre del 1999. Una bottiglia commovente, la prima, un vino notevolmente integro, vivo, incredibilmente bilanciato e ricco. Il Balciana invece è risultato meno complesso, probabilmente un problema di quella bottiglia, molto etereo e poco accattivante sia al naso che in bocca. Da Peppino si possono trovare annate importanti di alcuni tra i migliori vini d’Italia e Francia. Mi sono fermato al Castello anche la notte successiva. E’ un posto magico, nella mia stanza un piccolo camino antico a far da contrasto a un bagno modernissimo con una doccia fatta a modi chiocciola. Il soffitto è un volto a crociera e dalla finestra si può scorgere il Gran Sasso e “la bella addormentata”. La sera successiva ho cenato con pesce fresco a “la Foce”, sulla costa dei trabucchi, vicino Vasto e dormito all’hotel “Punta dell’Est” del simpatico Michele a Francavilla, proprio al mare. Ho stappato una bottiglia di Cerasuolo di Edoardo Valentini 2007. Un vino come sempre controverso, difficile da interpretare fatto di tante cose che mi piacciono e altre che invece non sopporto, ma pur sempre un vino importante nella sua voluminosa struttura. semivicoli2Nel segno delle fiabe, tra castelli, castellane e poetesse, si è svolta la mia permanenza in quelle terre. Due importanti incontri hanno saputo impreziosire il mio “soggiorno”. Eleonora Passaretti (ovvero la castellana), giovane e dinamica responsabile del Castello, laureata in agraria, vulcanica e volenterosa in progetti sociali e puntigliosa come solo una castellana sa essere, ma molto simpatica e intelligente. Bibiana La Rovere (ovvero la poetessa) ricca di quell’ironia spontanea e mai leziosa che amo tanto. Affascinante e profonda gestrice di parole che dalla sua penna diventano uno degli aspetti più profondi e controversi dell’arte, la poesia. Purtroppo venerdì mattina il “cavaliere errante” con il suo ronzino deve lasciare la favola abruzzese per attraversare l’Italia e portarsi sulla costa ovest e cominciare la risalita…

P.S. Nella foto il tramonto dal giardino del castello.

Gianni Masciarelli

E’ trascorso un anno dalla scomparsa del mio caro amico Gianni Masciarelli e il ricordo di Lui è sempre vivo nel mio cuore, soprattutto in questi giorni in cui mi trovo in Abruzzo. Pubblico così la lettera che lo scorso anno venne riportata sul blog Vino al Vino di un altro caro amico, Franco Ziliani.

G.A.

Sono partito alle 16 e 30 di un afoso sabato pomeriggio. Avevo deciso di arrivare a Pescara in aereo, ma poi, visto che in Abruzzo ci sono stato quasi sempre in moto, ho optato per la stessa. Un caldo tremendo, scandito dal traffico del grande esodo di inizio agosto.gianni_masciarelli
Un passo dopo l’uscita di San Benedetto del Tronto comincia l’Abruzzo. Quante emozioni e quanti ricordi nei viaggi che facevo per andare a trovarlo. Da quel punto in poi, tutta la mia concentrazione era rivolta esclusivamente a quella serie di domande che dovevo porgli, in maniera chiara, senza fargli perdere troppo tempo.
A Gianni le perdite di tempo non piacevano. Lui era per la concretezza delle cose. Se lui ti parlava della terra, ti portava a vederla camminandoci sopra. Se parlava di mare, si scendeva fino a toccare l’acqua,per poi rifugiarsi in un ristorante ad assaporarne i frutti. Se parlava di grandi vini, stappava bottiglie di grandi vini.
Da lui ho capito che la concretezza delle cose dà forza alle idee, che credere in una passione significa a volte dover andare contro tutti e tutto, ma senza il terrore di sentirsi soli.
Da lui ho imparato che devo difendere a tutti i costi ciò in cui credo, ma con la corporeità delle mie convinzioni. Così, spesso, le mie domande trovavano risposta ancor prima di essere poste.
Adesso mi trovavo li, ad un’ora di strada da San Martino sulla Marrucina e per la prima volta non avevo nulla a cui pensare. Il sole ormai era scomparso quasi del tutto, lasciando posto ad una sorta di “malinconia cattiva”.
Per la prima volta mi è parso che all’Abruzzo mancasse qualcosa. La mattina dopo, scendendo dalla strada che collega Guardiagrele a San Martino, mi accorsi subito dell’importanza dell’ennesimo “evento” organizzato da quel caparbio abruzzese. Le autovetture erano parcheggiate su entrambe i lati della strada, almeno due chilometri prima della cantina.
Erano tutti lì. Dal giornalista affermato al famoso produttore umbro, al sindaco e tutte le autorità di San Martino. C’era il rappresentante pugliese, diligente nel suo abito scuro con moglie al seguito. E il “Barone” di Milano (chiamo così, con simpatia, i rappresentanti di lungo corso) nel suo maglione giallo poggiato sulle spalle.
Per non parlare del signore venuto dal Giappone, preciso e composto nel suo “giacca- pantalone- cravatta” nonostante la calura del sole abruzzese di una domenica d’agosto.
Non ho mai visto così tanta gente ad un funerale. Ad ognuno è stata data una rosa rossa e il signore giapponese se l’è affissa all’occhiello della giacca con straordinaria sobrietà. Tutta San Martino era li, come i tanti veri amici che Gianni ha potuto apprezzare nel corso della sua vita.
Nella piazza di fronte alla chiesa una tensostruttura allestita per “l’occasione”, con centinaia di seggiole. Il fragore degli applausi ha accompagnato Gianni all’uscita dalla chiesa.
Nel percorso verso il cimitero, passando attraverso il paese, non c’era una finestra aperta e il silenzio composto delle persone,faceva da cornice alle colline abruzzesi e ad un cielo incredibilmente azzurro.  Se n’è andato così, con il suo famoso cappello bianco, con il quale è stato ritratto in moltissime fotografie, poggiato sulla bara, un uomo che ha saputo dare prima ancora di prendere.
Per quanto mi riguarda, una persona con un cuore davvero grande,che ha saputo trasmettermi la capacità di amare la mia passione,con sentimento,per poi farne un lavoro che oggi è la mia vita. Ma come direbbe lui; “Giovà…ma questa è un’altra storia!”.
Addio piccolo grande uomo abruzzese, lasci in me,un vuoto grande quanto la passione che hai sempre mostrato per la tua terra. Ciao Gianni…”
Giovanni Arcari

L’Abruzzo (parte prima): Villa Maiella

Ci sono luoghi e situazioni che rimarranno per sempre impressi a fuoco nella mia memoria. Luoghi meravigliosi, ricchi di fascino e storia come l’Abruzzo. Ci vado quando posso, ma non passa anno senza che io mi ritrovi li. Il 31 luglio cade il primo anniversario della scomparsa di un Grande Uomo e di un caro amico. Gianni Masciarelli. foto peppino e angelaE’ grazie a lui se ho imparato ad amare la terra d’Abruzzo, è grazie a lui se ho avuto modo di conoscere persone eccezionali in queste terre, come direbbe Lui, straordinarie. In Abruzzo ci sono stato in macchina, in treno, in aereo, in moto e in vespa ma ogni volta non ho mai mancato l’appuntamento con Peppino Tinari e la sua cucina a Villa Maiella, in quel di Guardiagrele. Gianni lo portava con sé quando doveva presentare la terra d’Abruzzo nel mondo. Nelle creazioni di Peppino sono racchiusi la storia di una regione e la volontà di non disperdere la cultura contadina in essa racchiusa. Da sempre a Villa Maiella si utilizzano esclusivamente materie prime della zona e allevate secondo tradizione. I salumi provengono da maiali che Peppino alleva personalmente, così come gli agnelli e le galline allo stato brado per la produzione di uova. Sapientemente coadiuvato in cucina dalla moglie Angela e in sala dal bravo sommelier Nicola, Peppino non perde occasione ogni volta per stupirmi. Nei libri della memoria non posso non ricordare piatti come i Carciofi di Cupello farciti con la ricotta di pecora, la Chitarrina al pomodoro oppure quella al castrato di Castel del Monte con scaglie di pecorino, e ancora, lo stinco d’agnello con la salsa allo zafferano (che mi ha rifatto giusto la scorsa settimana) per non parlare della millefoglie di filetto di maiale con spinaci, pancetta croccante e patate all’anice stellato in crosta di sfoglia. lavittoriaOgni piatto abbinato come sempre ad un vino di Gianni. Una cucina importante ma assolutamente vera, con i piedi ben radicati per terra. Mi auguro che Arcangelo e Pascal, figli di Peppino e Angela, continuino nella tradizione di famiglia con lo stesso rispetto e la medesima umiltà che rende i loro genitori due persone splendide. Come dicevo, non è possibile passare dall’Abruzzo senza fermarsi a Villa Maiella, dove in ogni piatto è racchiusa la cultura di quella terra e la passione e l’amore, che Peppino e la sua squadra sanno magistralmente trasmettere a tutti i loro commensali.

E le guide, “maestre supreme” del saper valutare l’arte culinaria? Probabilmente troppa grazia, quella di Peppino, per una così discutibile cultura.

A presto caro Peppino e mi raccomando! Sei più forte di qualunque tempesta.

Ristorante Villa Maiella 

Località Villa Maiella, 30 Guardiagrele (CH)

tel 0871 809319

info@villamaiella.it