Guide a pagamento: se paghi ti considero.

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Accettare che i vini siano degustati –per essere valutati dalle guide- da persone delle quali non conosco l’identità (e quindi nemmeno la professionalità) personalmente rappresenta già uno sforzo non indifferente, perché è un atteggiamento aderente alla politica partitica che ha … Leggi l’articolo completo

Inquinare per poi edificare

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Ieri ho ricevuto l’ennesima pessima notizia che riguarda come al solito il rapporto “uomo stupido VS ambiente”. Si parla d’inquinamento, di un torrente alle porte della città che diventa verde fluorescente e dei conseguenti pericoli. Chi mi ha inviato questo … Leggi l’articolo completo

Tombea, i “chiarimenti” della cooperativa

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A seguito del mio post sul formaggio Tombea, ho ricevuto una mail da parte del presidente che esprime la posizione della cooperativa. Con piacere, per diritto di chiarezza, pubblico qui il testo completo; A seguito però, alla mia richiesta di … Leggi l’articolo completo

Tombea: un formaggio e un solo produttore. A rischio.

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Esprimere il legame con il nostro territorio vivendoci credo sia la forma migliore per preservare le peculiarità naturalistiche alle quali l’uomo si è saputo adattare. Vivere in una vallata alpina, con la famiglia e una ventina di bovini, dove per … Leggi l’articolo completo

Cemento tra i boschi di Provaglio d’Iseo: la solita stupida politica

Ricevo e pubblico l’esperienza dell’amico Davide Vanni, che come tanti si imbatte ogni giorno nella povertà d’animo di chi non sa amministrare un comune e vede il profitto nell’esauribile -quanto irrevocabilmente dannosa- fonte del cemento. 

Un mio personale plauso alla giunta Martinelli, quale ennesimo esempio di incapacità imprenditoriale e politica e per dimostrare ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) come l’attuale politica sia lontana anni luce dalla vita dei cittadini e dal loro futuro.

G.A

di Davide Vanni

Provaglio d’Iseo, mercoledì 11 aprile 2012, piove fitto quando mi risveglio, le 8 del mattino.

Il lavoro inizia alle 9 e nello scantinato oltre al vino riposa soltanto la mia bicicletta che lascio riposare nella giornata di pioggia affidandomi con felicità inattesa al sentiero del bosco che arriva con la sua lentezza naturale fino alla frazione di Fantecolo.

Cammino e permetto al respiro di incedere anch’esso senza particolari affanni nella natura finché un foglio di carta del formato A4 appeso ad un albero attira la mia attenzione. Incuriosito mi avvicino. C’è scritto che proprio lì saranno tagliati alberi per permettere la costruzione di alcuni miniappartamenti “camuffati” da agriturismo, che passeranno betoniere, camion e cemento, che il sentiero diverrà asfalto. Questo leggo, più o meno, nel respiro che ha perso ora tutta la serenità e preoccupato ricomincio a camminare verso il lavoro.

Pensieroso, attendo il momento di incontrare il sindaco o qualcuno del comune che mi possa fornire spiegazioni in merito all’avviso letto nel bosco.

Finalmente arriva il giorno e mi reco dapprima nell’ufficio tecnico del comune di Provaglio dove mi accoglie una dipendente. Mi siedo, faccio una piccola premessa relativa alla mia piccola scoperta e punto dritto a ciò che mi sta a cuore. Scopro così che la zona in questione ha il nome di Cascina Martinelli e che anni prima era stata presentata dai proprietari una domanda per l’ampliamento dello stabile e la realizzazione di un centro turistico.

“Allora è vero che l’area diventerà una specie di agriturismo”, dico io. “No” mi risponde secca la dipendente comunale, “nulla a che fare con un agriturismo, sarà un centro turistico ricettivo, saranno costruite delle residenze turistiche per l’accoglienza turistica”.

Apprendo che saranno abbattuti alberi e sarà costruita una strada di collegamento tra le residenze e la provinciale, ovviamente asfaltata, che il comune ha accettato la richiesta dei proprietari che ancora devono però consegnare la completa documentazione per il ritiro dei permessi di costruzione.

“Ma questa decisione, secondo lei, va incontro alla tutela del territorio in cui viviamo?” chiedo io.

“La decisione è una questione politico-amministrativa”, la risposta.

“E quanto terreno sarà cementificato, quanti alberi abbattuti?” chiedo ancora.

“Questo non posso dirlo, deve richiedere gli atti del progetto se vuole saperlo” (che equivale a dire che devo attendere ancora 15-20 giorni per saperlo, lo stesso tempo per ricevere l’atto informativo del programma elettorale dell’attuale giunta comunale).

Scoraggiato dalle risposte esco dall’ufficio e mi siedo davanti alla porta del sindaco attendendo l’orario di ricevimento.

Finalmente entro e rifaccio la medesima premessa fatta in precedenza aggiungendo le mie perplessità circa il progetto.

La prima risposta che ottengo mi lascia con un sorriso amaro in bocca: “La questione ha avuto inizio nella giunta precedente”.

Avverto il comportamento difensivo di chi si sente giudicato in negativo e penso ingenuamente che la giunta precedente sia stata costituita da un’opposta fazione politica senza sapere che in verità il sindaco attuale era allora l’ex vice sindaco e che la formazione politica era pressoché uguale a quella attuale.

“Sì, ma secondo lei, è un progetto che va incontro alla salvaguardia del territorio e all’armonia uomo-ambiente?” continuo a chiedere.

“Noi crediamo nella sostenibilità di tale progetto. La maggioranza è stata compatta nel votarlo, ci sarà uno scarso impatto ambientale, una scarsa cementificazione e uno scarso disboscamento. Non cementificare non è una soluzione, oggi se si vuole riconvertire l’economia di questo territorio bisogna puntare sui servizi di accoglienza”, continua il sindaco.

Mi chiedo tante cose allora, se vivo in un territorio che nutre speranze verso l’accoglienza perché a tratti le torbiere sembrano una discarica a cielo aperto, perché non vengono sfruttate strutture già esistenti e disabitate che non necessitano alcuna violenza nei confronti della natura, perché quando vado in Borgogna ho un’impressione di armonia uomo-ambiente totalmente differente?

Me ne torno a casa camminando sotto la pioggia. Sensibilizziamoci!

L’incompetente critica del vino, il suo opportunismo e la Franciacorta

Dopo quasi vent’anni che mi occupo di vino non sono ancora riuscito a comprendere come si possa valutare un valutatore –scusate il gioco di parole- rispetto a un altro. Manca l’oggetto, o meglio manca una scala di valori nei quali posizionare le ipotetiche singole capacità per poi sovrapporle, confrontandole tra loro ed esprimendo un parere di merito o di demerito dell’operato.

A prescindere dalle oggettive capacità di ognuno nell’esprimere un giudizio soggettivo (e qui ho già detto tutto), alcuni li apprezzo per la giusta leggerezza con la quale affrontano il vino nell’eleganza essenziale dei loro scritti, oltre alla delicatezza con la quale si rapportano con me e con chi li legge. Persone che certamente rappresentano un valore aggiunto nella comprensione di un prodotto dell’uomo, che altro non conosce se non infinite e mutevoli variabili nello spazio del tempo.

Altri invece mi ricordano i ragazzini complessati, brutti e costosamente malvestiti che si trovavano all’oratorio o ai bordi del campetto da calcio, quelli che il bullismo lo generavano anche nelle orsoline.

Quelli che quando dichiaravano di essere bravi in qualcosa (bravura tale, poiché indimostrabile tipo: io scio solo sull’Everest) lo facevano pesare all’infinito, come quelli che potevano permettersi un giocattolo esclusivo e non ne condividevano la visione e il divertimento con nessuno per il timore di perdere il primato di quei pochi istanti di gloria. E giù legnate e la conseguente etichetta di “poracci” a vita.

Un corso di sommellerie oggi, condito da una buona capacità lessicale e magari da una coinvolgente scrittura, rappresentano gli strumenti per far percepire all’ignaro consumatore l’ipotetica bravura nelle ormai cresciute vittime del bullismo adolescenziale? Ho paura di si, in quanto le loro capacità (sempre a detta loro) ormai spaziano non solo nell’analisi organolettica, ma nell’enologia più tecnica, nella geologia, nella comprensione storica di un vino e soprattutto, ora sono in grado di sentenziare se un territorio può essere ritenuto tale o meno.

È il caso della Franciacorta, la stessa che i suddetti complessati da crisi d’inferiorità frequentano volentieri quando invitati da qualche grande azienda (per numero di bottiglie prodotte) per mangiare le creazioni di Marchesi, Fusari o Cerveni e magari pure con un bel gettone presenza, la stessa Franciacorta per la quale scrivono grassi pezzi di encomio –dopo la cena chiaramente- e la stessa che sputtanano a bassa voce sostenendo che non sia un territorio vitivinicolo, che non rappresenti un sistema territoriale in seno al vino.

Questi, che continuano a credere che un territorio come la Champagne sia stata creata da Gesù bambino con un miracolo e due capriole, li invito a scrivere chiaramente quello che pensano e magari di farlo prima di scroccare una cena e un alloggio per la notte dove smaltire la frizzante sbronza, invece che bisbigliare pestando una quantità immane di merde che altro non indica, se non la loro improbabile professionalità e conoscenza del vino.

Personalmente penso che questi maestri d’eleganza, questi gran cerimonieri della convenienza non abbiano preso calci a sufficienza dalle orsoline… ma attenzione, perché il tempo per rimediare c’è.

Ancora su Monte Isola e il cemento che avanza

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Un video che riassume la situazione, anche con le immagini, di quanto sia in progetto a Monte Isola, di cui via abbiamo già parlato (qui, qui e qui). CEMENTO COME SE PIOVESSE, come unica e ultima panacea per risanare i … Leggi l’articolo completo

Lugana: un gioiello di economia agricola in pericolo per la TAV.

La TAV, quella straordinaria opera seconda solo al ponte sullo stretto e prima micidiale –per me- perdita di stima nei confronti di Monti, il quale dovrebbe comprendere che oltre la matematica può esistere qualcos’altro.

La TAV che altro non rappresenta se non un accordo politico, un intreccio d’affari sempre connessi alla politica partitica, la cui unica utilità è rappresentata da profitti privati e forse pubblici, è uno degli investimenti più bizzarri (per non dire stupidi)della storia italiana.

Chi l’ha progettata e chi l’ha concessa, devono essere parenti o in qualche modo si sono formati insieme, perché non hanno tenuto conto di niente. Il progettista ha tracciato delle righe su una carta fisica del ‘49 e l’altro gli ha detto che andava bene.

Queste persone non si sono minimamente rese conto dell’urgenza ambientale che ci soffoca, non hanno tenuto conto dell’importanza di un’economia agricola in rapporto alla vita dell’uomo e la cosa peggiore è che non ascoltano le ragioni di chi vive in una -e di una- fascia di terra. Come se i voti presi a predicare insolute promesse, fossero garanzia e il lasciapassare per decidere qualunque cosa, spesso in nome di un illegale e vergognoso tornaconto personale.

La TAV passerà anche da Brescia e soprattutto andrà a tagliare in due il territorio di Lugana, un altro vincente esempio d’imprenditoria vitivinicola bresciana.

Ettari di vigneto al macero per far passare il trenino e un sistema agricolo fortemente in pericolo, non solo in chiave ambientale ma anche perché l’immagine della zona produttrice, sarebbe colpita al cuore. In Italia l’agricoltura non vale nulla perché sfruttata dal commercio di massa e realtà capaci di fare sistema come la Lugana devono essere portate ad esempio.

Le pagine bresciane del Corriere della Sera danno spazio al tema (e per fortuna dico io!)e dopo il bell’articolo Vittorio Messori di mercoledì insiste intervistando, tra gli altri, Francesco Montresor Presidente del Consorzio di Lugana nel pezzo di Matteo Trebeschi.

Esistono progetti alternativi che aspettano solo di essere presi in considerazione. Progetti che permetterebbero la convivenza di un patrimonio agricolo e di quella grottesca opera che risulta essere la TAV.

Faccio un appello alla Politica bresciana tutta, di non sentirsi esclusa da questa emergenza e che per una volta, abbia la decenza di cancellare quel pensiero che non gli consente di guardare oltre il confine del suo giardino.

È arrivato il momento che la Politica dimostri di essere utile alla collettività e non un fardello. Ci sono progetti alternativi alle righe tracciate dal progettista, che devono essere valutati in ogni loro aspetto e il tempo a disposizione è sempre meno: usatevi per questo.

Agli amici di Lugana, a Carlo Veronese, metto a disposizione questo blog per qualunque comunicazione, per qualunque cosa.

Abbassare le rese per evitare l’esubero di uva non è la risposta giusta.

Il caso che porto all’attenzione riguarda la Franciacorta, ma dubito sia diverso da quello di altri territori. Si paventa che per la prossima vendemmia ci sarà un esubero di uva che non sarà ritirata dai soliti, causa crisi globale.

Un eccesso di uva sul mercato porta inevitabilmente all’inflazionarsi del valore della stessa, con un conseguente abbassamento dei prezzi.

La soluzione più ovvia parrebbe quella di una riduzione della produzione per ettaro: chi compra uva, in altre parole i grandi marchi, si troverebbe ad acquistare la quantità necessaria senza inglobare l’uva in eccesso (perché alla fine non avanzerebbe più) senza smenarci un euro.

Con quest’azione il prezzo dell’uva non subirebbe (o non dovrebbe subire) variazioni.

Francamente la trovo una politica arcaica, nella quale a pagare il prezzo della crisi (poi magari pensiamo da chi e da cosa è stata generata) è soltanto chi coltiva l’uva e non chi la acquista.

Per il contadino i costi sono i medesimi, anzi, deve pure passare in vigna a “buttare giù”.

Una politica che nonostante tutto ha visto calare i prezzi delle uve –inesorabilmente- di quasi il 40%, in soli quattro anni e che ha dato la possibilità a qualcuno di vendere il vino al costo di produzione, inflazionando il prodotto e creando una concorrenza esclusivamente economica, come avviene per il mercato dei produttori di ciabatte senza marchio, che si fregano i clienti a suon di ribassi.

Allora come intervenire? Personalmente sostengo sia più opportuno ridurre la resa in vino (e non quella in uva), in altre parole pressare meno. Se fino a ieri si ottenevano 65 ettolitri per ettaro, da domani (per fare un esempio senza calcolo) se ne potranno ottenere 55.

Quest’azione porterebbe molteplici benefici:

-       L’assorbimento dell’uva in esubero.

-       Una maggior qualità del vino ottenuto da una pressatura estremamente soffice.

-       Toglierebbe l’opportunità di un successivo inflazionarsi in valore del vino.

-       Eviterebbe svendite a prezzi da prosecco, le stesse che danneggiano l’immagine del territorio.

-       Si riporterebbe la crescita dei numeri delle bottiglie prodotte a un livello più reale e più aderente alla richiesta di mercato (che aumenta, ma non così velocemente come le bottiglie prodotte).

-       Si eviterebbe il rischio che qualcuno espianti.

-       Il prezzo del vino tornerebbe -in pochi anni- a valori meno imbarazzanti.

-       Si eviterebbe ogni genere di speculazione.

Perché, almeno per una volta, non si può applicare una politica costruttiva?

adesioni comitato no amianto

Continua il lavoro del comitato no amianto di Gianico, che consiste nell’informare la popolazione camuna su quanto è stato progettato. E’ incredibile, nonostante l’interesse dei media, quante persone in Valcamonica non abbiano la più pallida idea di quanto si stia valutando di fare nella zona industriale di Gianico. SI PREVEDE LO SMALTIMENTO DI 80.000 TONNELLATE DI AMIANTO ANNUE, ATTRAVERSO UN PROCESSO DI INERTIZZAZIONE CHE NON GARANTISCE LA NON USCITA DI FIBRE D’AMIANTO DURANTE LA LAVORAZIONE. A RISCHIO LA NOSTRA SALUTE.

La Valcamonica ha dei record, e sono quelli del numero di tumori e di altre patologie (tra cui il parkinson precoce)  legate agli insediamenti industriali della lavorazione del tondino. A distanza di anni, gli studenti di Darfo Boario Terme hanno livelli di manganese 10 volte sopra la media. Ignoriamo questi dati? O li vogliamo far incrementare?

Secondari, ma non meno importanti, i rischi del territorio, legati al trasporto su gomma che porterà nuovo traffico dall’autostrada fino alla Valle. Attraversando la franciacorta, e probabilmente costeggiando tutto il lago d’Iseo, magari dovrà evitare anche le gallerie, si sa mai. Vorrei sapere cosa ne pensano il consorzio per la tutela del franciacorta, gli albergatori del lago d’Iseo, quelli di BOARIO TERME, il consorzio adamello ski, perché al momento non mi pare abbiano preso posizione in merito.

Nel frattempo continua la raccolta firme, ormai intorno alle 11.000, ma dobbiamo darci da fare, in valcamonica siamo quasi 120.000!!

Informate zii, zie, nonne, nonni, cugini, cugine, nipoti, fidanzati e fidanzate, suocere, amanti e trombamici: potranno firmare qui:

Sabato 11
A Boario  banchetto firme per il mercato ( 9 -12)
a Lovere, nel pomeriggio, presso la scuola elementare, dove c’è un convegno sull’alimentazione sana.
Domenica 12
a Pisogne banchetto firme dalle 10 alle 16
Martedì 14
Banchetto di raccolta firme a Breno per San Valentino.
Serata informativa a Rogno con l’amministrazione comunale,  presso il Teatro, con la presenza del prof. Vangelisti, medico dell’ ASL di Vallecamonica;
Mercoledì 15
Banchetto di raccolta firme a Darfo per la fiera di San Faustino, davanti al Municipio
Venerdì 17
Serata informativa a Pisogne con l’Associazione giovanile del KAG .
INFORMIAMO!