Per preparare al meglio la manifestazione di sabato, ci troviamo venerdì 24 alle 20:45 presso la saletta del municipio di Gianico!
Sono ammesse lenzuola, carta, cartelloni e quant’altro serva per manifestare.
Continua il lavoro del comitato no amianto di Gianico, che consiste nell’informare la popolazione camuna su quanto è stato progettato. E’ incredibile, nonostante l’interesse dei media, quante persone in Valcamonica non abbiano la più pallida idea di quanto si stia valutando di fare nella zona industriale di Gianico. SI PREVEDE LO SMALTIMENTO DI 80.000 TONNELLATE DI AMIANTO ANNUE, ATTRAVERSO UN PROCESSO DI INERTIZZAZIONE CHE NON GARANTISCE LA NON USCITA DI FIBRE D’AMIANTO DURANTE LA LAVORAZIONE. A RISCHIO LA NOSTRA SALUTE.
La Valcamonica ha dei record, e sono quelli del numero di tumori e di altre patologie (tra cui il parkinson precoce) legate agli insediamenti industriali della lavorazione del tondino. A distanza di anni, gli studenti di Darfo Boario Terme hanno livelli di manganese 10 volte sopra la media. Ignoriamo questi dati? O li vogliamo far incrementare?
Secondari, ma non meno importanti, i rischi del territorio, legati al trasporto su gomma che porterà nuovo traffico dall’autostrada fino alla Valle. Attraversando la franciacorta, e probabilmente costeggiando tutto il lago d’Iseo, magari dovrà evitare anche le gallerie, si sa mai. Vorrei sapere cosa ne pensano il consorzio per la tutela del franciacorta, gli albergatori del lago d’Iseo, quelli di BOARIO TERME, il consorzio adamello ski, perché al momento non mi pare abbiano preso posizione in merito.
Nel frattempo continua la raccolta firme, ormai intorno alle 11.000, ma dobbiamo darci da fare, in valcamonica siamo quasi 120.000!!
Informate zii, zie, nonne, nonni, cugini, cugine, nipoti, fidanzati e fidanzate, suocere, amanti e trombamici: potranno firmare qui:
INCONTRO CON IL PROFESSORE TONDINI PRIMARIO DEL REPARTO PNEUMOLOGIA DELL’OSPEDALE DI ESINE E CON IL PROFESSORE VANGELISTI MEDICO DELL’ASL DI VALLECAMONICA
L’incontro di giovedì 3 Febbraio presso la biblioteca di Gianico è stato tenuto, di fronte ad una platea attenta e relativamente numerosa, da due importanti medici: uno primario del reparto di pneumologia e l’altro esponente dell’ASL di Vallecamonica, che ha tra l’altro preso parte direttamente alla prima conferenza dei servizi tenutasi per discutere con regione, provincia (assente però all’incontro), ditta Scabi, ARPA, ASL, sindaci dei comuni di Gianico, Pisogne, Darfo B.T. la possibilità di costruire nella zona industriale di Gianico un impianto di inertizzazione dell’asbesto, meglio conosciuto come amianto.
I Professori si sono occupati di mettere in luce le pericolosità a livello della salute che l’amianto comporta, in particolare l’amianto risulta essere pericoloso nei momenti di estrazione e lavorazione, quando cioè si staccano minuscole fibre di asbesto che si disperdono nell’aria e che vengono quindi poi inalate. Nonostante le difese che l’organismo umano possiede le fibre arrivano facilmente nella periferia del corpo fino ad intaccare gli alveoli polmonari, luogo di scambio tra aria inalata e sangue, e da qui poi il sangue le porta facilmente alla pleura e in tutto il corpo. I principali fattori di rischio sono l’esposizione continua, l’intensità dell’esposizione e la tipologia di fibre di asbesto, poiché ne esistono di tipologie differenti con differenti capacità di indurre tumori.

Le malattie che l’amianto può causare sono:
- Infiammazione cronica o asbestosi polmonare, vale a dire la distruzione di tutti gli alveoli, portando ad una sempre maggior carenza di ossigeno nel corpo; si tratta di una malattia progressiva, di lunga durata, per cui non esiste una cura.
- Tumore al polmone, il cui rischio diventa altissimo se l’esposizione all’amianto avviene in un soggetto fumatore. Si tratta di un tumore particolarmente “cattivo” per cui la ricerca scientifica è riuscita ad aumentare la speranza di vita solamente di DUE MESI rispetto a trent’anni fa.
- Placche calcifiche, benigne che si sviluppano nella pleura e che spesso si trovano in persone che non sono a coscienza d’essere state esposte all’amianto.
- Mesotelioma o tumore della pleura, altro tumore molto grave per cui le cure che abbiamo oggi a disposizione sono insufficienti, la media di vita è di soli 8 mesi!
- Inoltre poiché l’amianto può essere portato dal sangue ovunque nel corpo, questo può causare alcuni tipi di leucemie, linfomi, tumori allo stomaco e al pancreas.
Tutto questo rende chiaro perché l’amianto DEVE farci paura, e soprattutto perché deve far paura in Valle Camonica, una valle chiusa, la cui conformazione orografica è totalmente inadatta ad un impianto di questo tipo e in cui è stata stimata un’altissima incidenza delle patologie tumorali ed un aumento di leucemie, linfomi e tumori cerebrali. Ricordiamo a tal proposito una ricerca svolta dall’Università di Tor Vergata dal 1997 fino al 2002 in cui è emerso come la Valle Camonica sia tra gli ultimi posti a livello nazionale per anni di vita persi per tumori, quindi per l’elevato tasso di patologie tumorali.
E’ stata poi esposta la necessità di avere alcune certezze circa quale sia il risultato di questo processo di inertizzazione, cioè entra nell’impianto come rifiuto speciale per diventare che cosa? Questo tipo di processo che risvolti crea a livello della salute e dell’ambiente? Inoltre come arriva il materiale, vi sono delle garanzie nel trasporto?
Ciò che è emerso dall’incontro è quindi che i rischi inequivocabili a cui porta l’amianto, sono di una portata e di una pericolosità altissima, con una scarsissima possibilità di cura. Per questo è fondamentale lavorare sulla prevenzione e non esporci ad ulteriori pericoli costruendo un impianto il cui progetto ha troppe lacune e punti oscuri!
Comitato No Amianto
Il comitato di cittadini NO AMIANTO di Gianico si è riunito ieri sera, per discutere e pianificare le prossime azioni. Ecco il documento della riunione:
Il Comitato No amianto di Gianico
e della Valle Camonica
si è riunito per fare il punto della situazione dopo la prima Conferenza dei Servizi che si è svolta a Milano il 19 gennaio scorso.
Registriamo che a questa prima conferenza dei servizi era assente la Provincia, con i suoi funzionari, Ente che avrebbe dovuto portare un suo importante contributo alla valutazione dell’impianto di trattamento dell’amianto in esame, soprattutto in merito all’impatto ambientale. Perché questa assenza e soprattutto quali esiti avrà nelle prossime scadenze?
Registriamo che è stata subito bocciata una osservazione a nostro parere basilare, quella che il detto impianto è incompatibile con il PGT del Comune di Gianico, che stabilisce che nell’area artigianale e industriale non possono essere installati processi di lavorazione dannosi per la popolazione o per l’ambiente. In caso di autorizzazione della Regione toccherebbe al Comune modificare il suo PGT, mettendo bene in chiaro che l’autorità della Regione può annullare le regole che le comunità locali si sono date. Questa è la loro democrazia!
Tutte le nostre osservazioni rimangono valide, confortate anche dai pareri espressi dall’ARPA e dall’ASL in sede regionale. Siamo di fronte ad un progetto, scritto in modo accademico, che presenta troppi elementi di incertezza e pericolosità, in assenza di ogni forma di controllo esterno all’azienda.
La nostra mobilitazione continua
Prosegue la raccolta firme di adesione al Comitato
Tutti possono firmare nei loro Comuni
Organizzeremo dibattiti E PUNTI DI RACCOLTA FIRME
Chiediamo l’aiuto di tutti a fare informazione e a dare una mano per organizzare attività di mobilitazione.
Prepariamoci ad una mobilitazione quando ci sarà prossimamente il sopralluogo della Regione a Gianico nella zona dove dovrebbe sorgere l’impianto. Vi comunicheremo la data.
IL COMITATO
noamiantovalcamonica@libero.it
Ho partecipato all’assemblea pubblica per il no amianto a Gianico.
La cosa che mi è restata più impressa è che la tecnologia su cui sarà basato questo impianto è stata testata solo in laboratorio. In merito alla tossicità, le prime otto prove hanno dato “risultati parziali”, la nona “buoni”. Puntiamo su queste probabilità per bruciare 78.000 tonnellate all’anno di amianto (con possibilità di aumento) per i prossimi vent’anni?
Prima di tutto i rischi per la salute. Dobbiamo informarci sulle conseguenze che potremo avere sulle nostre esistenze, quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Iniziare a parlare di mesotelioma. Cercare cos’è successo e cosa ancora sta succedendo a Casale Monferrato.
Tutto il resto viene dopo: il trasporto, le strade inadeguate, lo stoccaggio, gli imballaggi, la zona morfologicamente inadeguata a sopportare l’impianto, il voler cancellare gli investimenti in chiave turistica con un camino che, fino a prova contraria, può emettere fibre d’amianto.
La fabbrica della salute è lo slogan pubblicitario delle terme di Boario, che negli ultimi anni hanno goduto di investimenti da parte di un imprenditore camuno sicuramente legato al territorio, che crede nello sviluppo turistico e così facendo ha creato posti di lavoro, che per mia personale stima superano i 30 promessi dalla fabbrica della morte. Distanza tra le terme e il sito industriale: 3 virgola 5 km.
Giovedì in regione si terrà la prima conferenza di servizio con oggetto la richiesta di valutazione di impatto ambientale di Scabi spa per la costruzione di questo impianto. Gli assessori di pd, lega e Idv si sono espressi contrari, alcuni sindaci camuni, CGIL e CISL e il comitato NO AMIANTO saranno presenti giovedì al Pirellone, per portare il dissenso del territorio anche attraverso le firme raccolte (e che si continua a raccogliere). Questa è solo la prima tappa di un lungo iter che potrebbe durare parecchi mesi. NON DEVE CALARE L’ATTENZIONE SU QUESTO ARGOMENTO, per non arrivare a lamentarci a giochi fatti senza esserci mai interessati della questione.
L’amianto va smaltito. Ma finché non avremo una tecnologia INNOCUA per farlo, preferisco venga stoccato in discarica e conservato. Non sarà la Valle Camonica, né – mi auguro – nessun altro territorio e nessun’altra popolazione, a fare da cavia su larga scala per tecnologie ancora chiuse in un laboratorio.
Domani sera MARTEDI’ 17 GENNAIO alle 20.30, presso la biblioteca comunale di Gianico (BS), si terrà un’assemblea pubblica indetta dall’amministrazione comunale. Si discuterà del progetto di STUPRO DEL TERRITORIO di cui vi ho parlato qui.
Ci saranno il sindaco e l’amministrazione di Gianico, il comitato NO AMIANTO e spero tanti rappresentanti degli enti comprensoriali, dei comuni vicini, e i politici locali. Lo spero perché ci sono tante domande a cui dovranno dare risposta, in primis rendere conto ai camuni del perché una notizia di questo calibro sia stata diffusa solo pochi giorni prima del termine stabilito per la presentazione delle osservazioni, stabilito dalla regione Lombardia per oggi 16 gennaio.
Fa un po’ pensare che dalla presentazione della domanda in regione da parte delle ferriere Scabi datata 17 Novembre 2011, il comune abbia emanato il suo comunicato stampa, con relativa presa di posizione e diffusione della notizia, solo venerdì 13 Gennaio 2012.
L’assemblea è pubblica, quindi, tutta la popolazione interessata è invitata a partecipare.
Vorrei chiedere una cosa anche al sig. Bellicini delle ferriere Scabi, ma credo non sarà presente. La storia imprenditoriale della sua famiglia mi è nota, ci mancherebbe.
E’ nata a Bienno, con una fucina dove si lavorava ferro battuto, dove l’energia generata dal sistema idraulico del vaso re ha permesso il fiorire di un’economia non indifferente SENZA INQUINARE, DISTRUGGERE, E DEVASTARE IL TERRITORIO. Vorrei che il sig. Bellicini tornasse indietro per un attimo, per poter guardare un po’ più avanti. Per immaginarsi il futuro che un’ azione imprenditoriale come la sua prospetterà a questa Valle. Per i suoi nipoti, e anche per i miei.
Mi sembra di dover spiegare chi è Santa Lucia (o babbo natale) ad un bimbo. E’ qualcuno che ti fa regali se ti sei comportato bene, sempre, tutto l’anno, non solo a Dicembre. Così è la rete. Uno strumento immenso dove chi sbaglia viene subito smentito, grazie all’accessibilità dei contenuti da parte di chiunque, sia esso esperto teorico o del mestiere, inteso che ci mette le mani.
La Valle Camonica ha potenzialità enormi, e non le sfrutta. La rete, veicolo mondiale, è ignorata. O mal utilizzata. E così l’enoteca più “grande” della zona non ha un sito internet. Consorzi, associazioni, imprese, si iscrivono ai social network e li utilizzano nei peggiore dei modi, IGNORANDO gli utenti, soprattutto nelle critiche. E, quando costretti, non ammettono i propri errori. Esempio lampante di questi giorni, con turisti in arrivo sulle piste, che cercano informazioni attraverso facebook. Guardate e confrontate le pagine del Mottolino fun mountain e quelle di adamello ski.
Le cose belle si diffondono, le figuracce pure, ma restano nell’aria più a lungo.
Uno dei motivi per cui amo il mio territorio è la capacità di sorprendermi. Provate a visualizzare la Valcamonica: montagne, prealpi, vallate, freddo, latticini e burro. E pensate bene. Nordici geograficamente, e di conseguenza nelconsumo dei prodotti alimentari. Ma, come dicevo prima, la Valle sa sorprendermi anche qui. Avete presente Bienno? Non certo il posto ideale per far crescere piante d’olivo. Per la verità crescono, ne ho due in giardino, ad uso ornamentale, ma mai avrei pensato che in questo splendido borgo l’olea europea potesse portare a maturazione i suoi frutti.
In occasione della frangitura e quindi dell’arrivo dell’olio nuovo, sono stata invitata alla cena di presentazione dello stesso da parte della famiglia Gatti, titolari della trattoria vineria “la Barbatella” a Pian di Borno; l’olio prodotto nel giardino di casa a Bienno protagonista di una cena offerta ai clienti-amici per festeggiare l’evento.
Quest’olio è ad uso strettamente familiare, anche perchè 40 piante (varietà frantoio, pendolino, leccino e moraiolo) nell’appezzamento dietro casa riescono a dare circa 4 quintali di olio, che smistati tra figli e parenti finisce subito. E quest’anno è andata peggio, la mosca dell’olivo e la grandine hanno ridotto la produzione a soli 40 litri. Calcolando la spesa del frantoio (Vertine a Sulzano) e la fatica per la raccolta, direi che resta la grande soddisfazione di produrre olio extravergine d’oliva a Bienno. E per di più buono. Profumato, per nulla amaro, delicato, come quelli del lago d’Iseo, lascia un leggero e piacevole pizzicore in fondo al palato, una nota strong, come a ricordarmi dove è nato, guardando a sud est il borgo della ferrarezza.
Bruschette, uova sode, bollito misto e gelato alla panna. TUTTO da ricoprire d’olio. Al mio tavolo, Barbera d’Alba 2006 Germano Ettore e Nebbiolo 2009 Adriano.
Un grazie a Luigino e a Silvia per l’invito, e per averci mostrato una magia inaspettata e sorprendente, opera della natura in questo nostro splendido territorio.
Dal 24 settembre e fino al 6 Novembre in circa 30 ristoranti della Val Camonica si potranno gustare i menù proposti per le “settimane della gastronomia camuna” , interessante iniziativa giunta alla decima edizione. Il Gruppo Ristoratori Vallecamonica sostenuto dalla Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici -FIEPeT CONFESERCENTI presenta i prodotti tipici, le materie prime reperite dalle aziende della zona, e naturalmente, il vino prodotto in valle.
Mi chiedo: perché solo in alcune settimane dell’anno? Escluse poche realtà, è normale trovare nei ristoranti camuni cibi totalmente slegati dal territorio. Numerose cene a base di pesce, abbuffate di paella, (arrivano inviti su fb) ma mai una serata dedicata, che ne so, alla salciccia di castrato. Abbiamo tante cose buone da far conoscere ai turisti e da riscoprire ai camuni, ma mangiamo gamberi (raramente una trota, o pesce di lago).
Grandi assenti dai menù: la sopracitata salciccia di castrato, e un dolce che unisce la valle, dal lago al tonale: la spongada.
Questa pasta lievitata può essere servita “liscia” con un calice di vino dolce, ma può essere usata come base per innumerevoli semifreddi, servita con creme e mousse di ogni genere. Assente. Non pervenuta.
Positivo invece l’aver trovato, tra le proposte dell’agriturismo le frise, il fiurit, una crema ottenuta scaldando il siero avanzato dopo aver fatto il formaggio e il latì rimasto dalla produzione del burro. Al momento non ho ancora trovato un simile prodotto caseario al di fuori della valle, e qui è talmente ricercato che in malga, andandoselo a prendere (rigorosamente su prenotazione), si pagano 5 € per un litro e mezzo.
Rileggo i menù. Mi è venuta fame.
Leggeteli e poi ditemi se non vi fanno lo stesso effetto.
Hey, ma tu sai cos’è la spongada?
Questo è il messaggio di benvenuto del nuovo social game SALVA LA SPONGADA, nato dalla collaborazione di Unclepear e forneria Salvetti, una divertente sfida con le nostre conoscenze sulla Valle Camonica. Rispondere ad una sessantina di enigmi di cultura generale camuna (occhio ai tranelli), permette di sbloccare personaggi e salvare, alla fine, la vera spongada. Si gioca facendo login attraverso facebook, e si ha una sola vita a disposizione. Ma si può chiedere aiuto agli amici sia su twitter che su facebook, invitandoli a giocare a loro volta (qualcuno può resuscitarmi please?).
Sì ma cos’è la spongada?
E’ il dolce tipico pasquale della Valcamonica. Da Pisogne al Tonale non c’è forneria che non la produca, anche se, purtroppo, quasi solo nel periodo pasquale. Un semplice impasto di farina di frumento, uova, latte, zucchero, burro, sale e lievito. Fortunatamente qualche fornaio la produce tutto l’anno, e permette ai camuni di poter godere di questo dolce anche lontano dalla quaresima, da mangiare solo, o immerso nel latte a colazione, o come fine pasto inzuppato nel vino rosso.
A volte penso di essere pesante e di stancarVi un po’. Mi riferisco soprattutto ai miei followers su twitter, che trovano spesso nei miei tweet l’hastag #valcamonica. Ma è più forte di me. Amo il mio territorio e mi piace comunicarlo, far conoscere a più persone le peculiarità di questa valle, e sfogarmi quando c’è qualcosa che non mi piace. E il progetto #salvalaspongada è decisamente tra le cose positive. La forneria Salvetti è presente da molto sul territorio (alta Valcamonica) e Raul e Armando, e già prima di loro il padre, hanno tra le priorità la valorizzazione del territorio attraverso i prodotti tipici. Il tutto rivolto in primis ai camuni: siamo noi a dover chiedere al nostro fornaio la spongada, e invitare i turisti a conoscere la valcamonica attraverso la nostra gastronomia.
Il progetto è infatti aperto ad altre aziende e quindi ad altri prodotti. Si potrebbero creare nuovi livelli di gioco,e attraverso sinergie e collaborazioni, conoscere e diffondere altre golosità e produzioni camune (avvistata domenica #laspongada a sciör del tórcol, sagra del vino camuno).
Quindi l’invito è per tutti, camuni e non, armati di curiosità, a salvare la spongada!!