Un giorno in Puglia e stare bene

Metti che ti svegli una mattina alle cinque e devi andare all’aeroporto. Metti che il tuo miglior amico sia nella prima settimana di dieta, convinto di essere sportivo e come tale figlio delle levatacce all’alba. Hai trovato un passaggio.

Poi arrivi a Bari, dopo un viaggio che alimenta rabbia perché non ti fanno sedere nelle prime quattro file tenute libere per nessuno… e ci si mette pure la pioggia.

Ad aspettarmi Pasquale, guerriero pugliese della squadra di Gerardo Leone. Si suonano i clacson a Bari.

Un caffè, un paio d’ore in hotel, cambio di maglia e poi via verso Turi presso il ristorante Menelao a Santa Chiara, dove Leone e i suoi ragazzi sono stati capaci di organizzare un evento di grande spessore al quale hanno partecipato moltissimi ristoratori provenienti da tutta la regione e tra una chiacchiera e l’altra, mi hanno fatto ricordare il mio giro -di ogni centimetro di costa pugliese- in vespa del ’05. Oltre ad Arici e Camossi, in degustazione anche Chiara Boschis, Luigi Valori, Marina Cvetic, St. Urbans-hof (con i suoi Riesling straordinari) e Château de Puligny Montrachet.

Dopo sei ore di maratona a stringer mani e incrociare i calici e a conoscere chi vive la Puglia perché la porta nel cuore, mi sono ritrovato alle porte di Bari vecchia alle due del mattino a mangiare pesce crudo (eccellente) al Pescatore da Onofrio, innaffiandolo con un Meursault 2004 di Château de Puligny, davvero grande: succo e polpa e tanta golosità in un vino dalla struttura possente ma slanciata e irresistibile.

Posti da ri-visitare, vini da ri-bere e emozioni che rimarranno sempre nel cuore.

Un grazie di cuore per la splendida giornata va certamente a Gerardo e a tutti i suoi ragazzi, oltre agli amici Marina Cvetic, Rocco Cipollone e a Luigi Valori che ogni volta mi travolge con la sua incapacità di non sorridere.

DUNE Unveiled Beauties: le Dune di Nikbarte in mostra a Brescia

Mostra Fotografica DUNE Unveiled Beauties – Bellezze Svelate, Brescia, 11 aprile – 31 maggio 2012.

Prende avvio con l’inaugurazione di Giovedì 19 Aprile alle ore 18:00, presso L’Arcobaleno in Via Luzzago n. 6 a Brescia, la mostra fotografica personale del noto fotografo bresciano Nikbarte, (www.nikbarte.it) che si protrarrà fino al 31 maggio preannunciandosi molto suggestiva già dal titolo:  DUNE Unveiled Beauties, Bellezze Svelate.

Nikbarte, fotografo di grande sensibilità, ed esperto di fotografie del deserto, esporrà in quest’occasione una suggestiva selezione di 18 scatti in bianco e nero per fare conoscere al pubblico la sua personale interpretazione dei “mari di sabbia” da lui attraversati, spesso a piedi, nonché la straordinaria bellezza naturale delle dune.

Unveiled Beauties – Bellezze Svelate, rappresenta una chiave di lettura poetica e meditativa della sabbia nelle sue infinite e mutevoli forme, accesa dai bagliori e dalle luci del deserto che ne fanno risaltare l’infinito gioco delle ombre e l’eterno silenzioso movimento.

Un microcosmo di granelli di silicio che rivelano, attraverso l’arte del fotografo, sensualità, sinuosità, fascino, morbidezza, bellezza e mistero. Una chiave interpretativa non priva di suggestioni e di inevitabili metafore esistenziali.

Le opere esposte, una piccola selezione della monumentale raccolta realizzata da Nikbarte nel corso dell’ultimo decennio, permettono di ripercorrere attraverso il cogliere del suo sguardo le emozionanti  esplorazioni a piedi da lui compiute in totale solitudine, all’interno dei più famosi e  suggestivi deserti di sabbia e roccia del nostro pianeta:

Great Sand Sea, Gilf el Kebir, Erg Murzuq, Acacus, Wan Kasa, Karafish Desert, White Desert, Black Desert, Qattara Depression.

La mostra e’ a ingresso libero e sara’ aperta nei seguenti giorni della settimana:

Lun. – Ven. dalle 11:00 alle 15:00
Ven. – Sab. dalle 18:00 alle 24:00

Informazioni  e contatti con l’autore sul suo sito  www.nikbarte.it  oppure tramite il profilo Facebook “Nikbarte”.

Una borsa di studio per i dieci anni di TerraUomoCielo.

Devo dire da subito che l’idea della borsa di studio mi è venuta quale conseguenza della volontà di Chiara Gastaldi nel voler affrontare un’analisi su come si siano evolute, negli ultimi dieci anni, le aziende facenti parte di questo progetto.

È la seconda volta che una tesi di laurea affronta TerraUomoCielo. Nel 2009 Beatrice Badalotti laureatasi in Giornalismo e cultura editoriale e ora, in una tesi molto articolata ed esclusiva, Chiara.

Per me e Nico sono soddisfazioni grandi. Vedere un’idea che funziona e che si è rivelata utile per i suoi fruitori, è davvero tanta roba, ma una tesi di laurea con impresso a calce il nome di questo progetto è davvero emozionante.

Abbiamo così deciso –con A&G s.r.l. ovvero la società che gestisce questo progetto- di istituire una borsa di studio (leggi un assegno) che ogni anno sarà elargita a chi vorrà affrontare tematiche riguardanti il territorio bresciano e il vino, sia in chiave tecnica che prettamente umanistica. Tra queste, sarà scelta l’idea più utile.

A questo aggiungiamo uno stage tecnico di un mese presso Enoconsulting con Nico Danesi e Andrea Rudelli (questo interessa i futuri enologi), previo accordo con l’università per l’espletamento delle pratiche necessarie.

Chiunque fosse interessato può scrivermi a questi indirizzi: arcariedanesi@gmail.com oppure a info@aegsrl.biz.

E adesso godiamocela! :-)

Carlo Fiorani: ricominciare a quarant’anni con l’agricoltura.

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Marina Ripa di Meana a quarant’anni ha scritto un libro che poi è diventato un film interpretato da una delle donne più belle di sempre. Altri -giunti allo stesso traguardo- hanno optato per un progetto famigliare, con marmocchi urlanti e … Leggi l’articolo completo

Ciak si gira. Ti ci porto io!

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Vi ho mai detto quant’è bello Bienno? E la Valcamonica? Ops, credo almeno un milione di volte!! E non ci siete ancora stati? Va bene, vi perdono, ma vedete di organizzare una gita da queste parti! E se non siete … Leggi l’articolo completo

Esperimento spongada

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Come già sapete la spongada è il dolce tipico camuno, diffuso da Ponte di Legno fino a Pisogne, prodotto durante tutto l’anno ma in particolar modo nel periodo pasquale. E’ un dolce semplice negli ingredienti, ma lungo e impegnativo nella … Leggi l’articolo completo

Cascina Margherita: un grande progetto nelle mani giuste

Esistono luoghi bellissimi, spesso celati dai rovi che avanzano inesorabilmente e dall’incuria dell’uomo che “o è profitto personale o non m’interessa”. Posti da non vedere solo come luoghi racchiusi tra un paio di coordinate, ma come cassetti della memoria capaci di evocare i sogni dell’infanzia, i ricordi e le emozioni… oppure sono luoghi che stanno dietro casa e non lo sai e quando ti ci trovi nel mezzo ti manca il fiato tra fascino e oggettiva bellezza.

Parlando di sogni con Mario Brambilla, non ho resistito dal chiedergli se l’idea di acquistare un ex convento diroccato per riportare l’agricoltura in quei prati a terrazze e cintati da boschi, sul Monte Maddalena (in piena città), fosse il suo sogno. Mi ha risposto: “è il mio sogno, lo voglio realizzare e lo sto realizzando”.

Cavalli, asini e api per cominciare, oltre alla ferma volontà di fare marmellate, di piantare cotogne, forse della vite e poi pascolo.

Ha le idee chiare Mario e in quel luogo ci ritrova i suoi ricordi e da quelli, la volontà di fare, di ricreare e di riportare indietro le lancette del tempo.

Non conosco la storia del signor Brambilla, ma certamente un progetto del genere, dove alla base sta un restauro conservativo di una struttura (Cascina Margherita o più anticamente Malga Rita) dalle importanti dimensioni e di una chiesa risalente al 1400, una certa liquidità economica la richiede, ma questa non costituisce una notizia interessante.

Il senso vero del suo progetto è quello di lasciare un segno indelebile nella storia culturale di questa città, di riportare alla luce un passato che troppi credono inutile come riesumare un cadavere dopo quarant’anni. Un entusiasmo travolgente il suo, che lo strappa da una direzione lavori e lo “costringe” a portarmi al castagneto che sta facendo ripulire con meticolosa sapienza.

Come ho detto sopra, la notizia che il signor Mario possa permettersi il lusso di tale operazione, non la trovo una cosa della quale stupirsi, in quanto esistono molti altri imprenditori con le medesime possibilità ma dai quali lui dimostra essere ben distante, nel pensiero rivolto alla storia, al futuro e all’uomo che sta nel mezzo. Vi basti pensare che l’immobile era stato acquistato da un famoso imprenditore che voleva farci un super hotel o qualcosa del genere e che se l’è tenuto per una decina d’anni, nei quali il comune (clamorosamente) ha sempre negato tale operazione. I fatti insegnano che non mancano persone con grandi possibilità, ma che è la qualità dell’uomo a latitare nel buio delle sue –spesso- illogiche scelte.

Le cose straordinarie di questa storia sono altre, ovvero la motivazione poco imprenditorial-bresciana ma tanto umana, avvallata dal fatto che Mario (udite, udite) ha ottant’anni!

Oggi gli ho sentito dire che prima di morire, vuole assolutamente vedere finita l’opera. Ha l’entusiasmo di un ventenne e una tempra invidiabile e sono certo che realizzerà il suo sogno, nella speranza -mia- che possa essere d’esempio per altri.

Ringrazio Daniela, architetto e prossima ristoratrice in quel di Salò, per avermi fatto scoprire questa meraviglia a due passi da casa.

La Crepa: il cuore grande di Isola Dovarese

Noi bresciani la chiamiamo “la bassa”, la fascia di pianura che corre da sud-est a sud-ovest della nostra provincia e con lo stesso toponimo inglobiamo pure Mantova e Cremona.

La bassa, dove i fiumi si aprono e la loro corsa rallenta e il rumore dell’acqua è ovattato dalle rive che tagliano campi e pioppeti, dove d’estate si danza per il vento, in autunno si sparisce nella nebbia e d’inverno è bianca dal gelo.

La primavera è il momento perfetto per viverla ed è stato così che nella prima domenica calda dell’anno, mi sono recato con due amici, che nella cremonese sono nati.

Per chi ama la grande cucina quella fatta di storia e tradizione e di ricerca e passione, non può non identificare nella Crepa di Isola Dovarese uno straordinario luogo di perdizione dei sensi.

Abbiamo mangiato sotto il portico, tra le psichedeliche trame dell’abito di Giovanna Lazzari e la perfezione di piatti profondamente unici, bagnati da tre bottiglie di bollicine che io e Carlo Fiorani, abbiamo scelto.

Isola Dovarese conta poco più di mille anime, è il paese natale di mia madre ed è il luogo dove ho trascorso diverse estati, come un Carlo Levi, al confino dai nonni.

Isola è Piazza Matteotti, attorno alla quale si sviluppa l’abitato e ogni anno, la seconda domenica di settembre, si svolge il Palio delle Contrade ossia, una rievocazione dei costumi della società bassomedievale di fine ’400, periodo che lascia tracce profonde nella sua storia, in particolare nel connubio tra i Dovara e la potente famiglia mantovana dei Gonzaga, i quali durante le visite al borgo, attiravano schiere di figure d’ogni classe sociale.

La Crepa rappresenta la sintesi perfetta di tutto questo, della cultura di un territorio gestita con una passione, una professionalità e un’umiltà, che sono (dovrebbero essere) un modello da seguire per chiunque.

I Malinverno sono persone lungimiranti e consapevoli che il futuro, passa inesorabilmente da una gestione responsabile di un passato che non si possono permettere di perdere.

Tutto ormai è stato scritto su questo straordinario luogo e l’unica cosa che vi posso dire è che nessun appassionato di cucina e di vino, nessun enogastronomo, può permettersi di non andare almeno una volta ad assaporare le magie di questa incredibile enciclopedia del gusto e dei saperi. La Crepa, è un modello vincente che non può essere ignorato perché è il cuore di una grande e consapevole passione.

Bagolino, non solo bagòss

Bagolino è una perla della valle del Caffaro, nella provincia di Brescia. Un borgo medioevale, ricco di vicoli, scalinate, strade tortuose, portici, piazze e fontane. Conosciuto ai più per la produzione del formaggio bagòss, un trionfo di profumi e di sapori che difficilmente si scordano. Ma Bagolino non si fa dimenticare nemmeno per il suo carnevale. Parteciparvi è un’emozione che continua nei ricordi dei canti, dei balli, delle bevute, dei ballerini con i cappelli preziosi e delle maschere con la palpatina intima facile.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di essere a Bagolino nella domenica di carnevale, che è la giornata “dedicata ai turisti”. Il vero carnevale bagoss (dei bagoss, ovvero gli abitanti di Bagolino) inizia infatti con la messa delle 6.30 del lunedì. In questa occasione le due facce del carnevale, quella sacra e quella profana, si fondono davanti all’altare, per iniziare due giorni di baldoria attesi per tutto l’anno. Dal 1500 oggi come allora.

Per capire cos’è e quanto sia sentito dagli abitanti vi lascio due filmati, uno ufficiale, e uno di una televisione on line brasiliana, a dimostrazione dell’interesse per questa forte tradizione anche dall’estero.

Al prossimo anno!