Ci avviciniamo all’estate, tempo di vacanze, divertimento….. ma senza soldi come si fa? Noi camuni abbiamo a disposizione splendide montagne per lunghe e tranquille passeggiate o per adrenalinici sport come il down hill, praticato da alcuni miei amici (qui un video … Leggi l’articolo completo
Archivio delle Categorie: Articoli
Franca Ghitti, l’intelligenza delle mani.
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E’ venuta a mancare Franca Ghitti, artista CAMUNA di fama mondiale. Le sue opere trasmettono la passione per il nostro territorio attraverso i materiali, legno, ferro, corde intrecciate, trasformati e assemblati mediante elementi come il fuoco e l’acqua. Da biennese … Leggi l’articolo completo
FranciacortAppassioNati a Vinitaly 2012
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Riceviamo e pubblichiamo con piacere il comunicato stampa della giovane (in tutti i sensi) associazione FAN FranciacortAppassioNati. Ci si vede a Verona! Un nuovo Fil Rouge tra le cantine di Franciacorta Verona. Un nuovo “Fil Rouge” unisce le cantine … Leggi l’articolo completo
Regola acquea
Promemoria:
uno
Tutte le specie e gli ecosistemi hanno diritto
alla loro quota d’acqua su questo pianeta.
due
C’è un filo liquido che ci lega tra noi umani
e lega noi alle altre specie.
Si chiama ciclo e non va spezzato, aggrovigliato
o non potrà più tornare a scorrere.
terzo
L’acqua è gratis, ma può costare cara,
quindi non sbarrate ancora, non deviate ancora,
non prosciugate ancora, nell’illusione di bonificare
perché incalcolabile è il danno che farete per fare del bene.
quarto
Non escludere, l’acqua è un dono, nessuno e
chi progetta di trasformarla in merce da tubo o bottiglia
sta rubando ai poveri per vendere ai ricchi.
quinto
L’acqua può bastare a questo pianeta
solo se impariamo a farla bastare, non solo perché costa,
ma perché vale più di quello che costa.
sesto
L’acqua non è un brevetto, non è un marchio, non è un logo
e come aria non rispetta confini e va lasciata libera
di passare da nazioni e proprietà perchè l’acqua
che non è vagabonda diventa morta
settimo
Non ne abusare, non è tua, non è nostra, siamo
custodi e non padroni.
Ogni permesso di inquinare, ogni consumo industriale esagerato
è una truffa legale al nostro pianeta, a tutti noi,
nessuna merce potrà sostituirla.
L’acqua non è un sottoprodotto della Coca Cola.
Voi che pensate di averne ancora da vendere, comprare, sporcare, buttare,
vivete già su un altro pianeta.
Firmato, per ora, noi lombardo-veneti:
Seveso, Lambro, Olona, Adda, Ticino, Serio, Oglio, Mincio, Adige,
Brenta, Sile, Piave, Livenza, Isonzo, Tagliamento e Po, …ma solo un po’.
ANDIAMO A VOTARE PER I REFERENDUM!! ACQUA PUBBLICA!!
Battistino Bonali a 20 anni dalla scalata dell’Everest
Il CAI VALLECAMONICA organizza per questa sera un incontro per ricordare Battistino Bonali, a 20 anni esatti dalla storica vetta raggiunta dalla parete nord dell’Everest. Prima e unica spedizione da 8.000 mt organizzata interamente in Valcamonica, e l’ultima in pieno stile alpino, prima che le tecnologie modificassero le tecniche di scalata estrema.
L’appuntamento è al cinema Garden di Darfo Boario terme, e vedrà riuniti tutti i componenti della spedizione, gli appassionati e gli amici di Battistino Bonali, scomparso tragicamente durante una spedizione in Perù nel 1993 tentando la nord dell ‘Huascaran.
Vorrei ricordarlo con una sua poesia, orgogliosa di aver conosciuto un così grande Biennese.
GRAZIE MONTAGNA
per avermi dato lezioni di vita,
perché faticando ho appreso a gustare il riposo,
perché sudando ho imparato ad apprezzare
un sorso di acqua fresca,
perché, stanco, mi sono fermato
e ho potuto ammirare la bellezza di un fiore,
la libertá del volo degli uccelli,
respirare il profumo de la semplicitá,
perché solo immerso nel tuo silenzio,
mi sono visto allo specchio e spaventato ho ammesso
la mia necessitá di veritá e amore,
perché soffrendo ho gustato la gioia della vetta
percependo che le cose vere,
quelle che portano alla felicitá,
si ottengono solo con sforzo,
e chi non sa soffrire,
non potrá mai capire.
Battistino Bonali, alpinista.
La bòta dei brigàncc de al Giubilina
In una località di montagna chiamata “al giubilina”, vivevano un tempo un dozzina di Briganti. Provenivano dalla Valcamonica, e dalle confinanti Valtrompia e Valsabbia.
Erano ladri molto famosi e temuti dalla gente, e per le loro malefatte erano ricercati dalle forze dell’ordine. In queste vallate esistono dei passaggi sotterranei chiamati “gànde”, che si racconta sbuchino persino in Valtrompia. In questi cunicoli vivevano i briganti, nascondendoci anche la refurtiva frutto delle loro scorribande.
Quando scendevano nei villaggi, le donne e i bambini si ritiravano in casa, perché questi uomini incutevano timore; indossavano larghi mantelli, calzoni alla zoava, fazzoletti variopinti legati al collo e avevano sguardi arcigni. Avanzavano tra le abitazioni stringendo un grosso bastone, e scrutando nelle case attraverso i vetri delle finestre.
Sulla montagna confinante, chiamata Silter di Campolungo, c’era una malga dove viveva, sia d’estate che d’inverno, un capraio. I briganti passavano spesso le serate da lui, mangiando formaggi e polenta, bevendo latte fumante, ma non resero mai la cortesia, per non dover svelare esattamente dove abitassero, e la presenza dei tesori nascosti.
Col passare del tempo, i malviventi iniziarono a litigare tra loro, per la divisione del bottino, fino ad uccidersi l’un con l’altro. Diventarono sempre più prepotenti e saccheggiarono persino le chiese delle vallate. La gente si chiudeva nelle stalle, ed era convinta che l’uccidersi tra loro fosse il castigo di Dio per le loro cattive azioni.
Solo uno di questi si salvò, e trascorse nell’anonimato i suoi ultimi anni in un paese della Valtrompia. Solo in punto di morte rivelò la sua vera identità, raccontando dei tesori ancora nascosti tra le gande della al giubilina.
Fa ancora freddo
Mia zia dice che per piantare altri ortaggi dobbiamo aspettare. Ha piovuto poco e, soprattutto, le temperature sono ancora troppo basse.
Per ora ho fatto qualche foto, e cominciato a riconoscere quello che già sta crescendo. Ogni volta che la interrogo con la domanda “Cos’è questo?” seguono, in ordine: occhiataccia, risposta, e una bella brontolata, per la mia ignoranza. Mi merito tutto. Il pero senza pere io non lo riconosco.
Sto già approfittando dei ravanelli, gustosi e pizzicosi, ho scoperto che le foglie hanno una peluria leggermente urticante. Sono piantati in circa 10 Mq.
Accanto ci sono gli spinaci, non sono nelle mie abitudini alimentari, (mangio pochissime verdure) ma vedremo di farli entrare nella dieta. …. Altri 10 Mq.
Procedo da destra verso sinistra, trovo cipolle, di due varietà; hanno a disposizione una quindicina di Mq. per crescere, e sono tra gli ortaggi che non riconosco… stanno sotto terra
!!! (e la zia brontola).
L’orto ospita una trentina di piante di fragole, ma sono quasi tutte prenotate dai miei cuginetti… vedrò di rubarne qualcuna, per ora ci sono solo i fiori.
Oltre lo spazio riservato alle fragole, in una cinquantina di metri quadri…. Tutti asparagi!!! Ho imparato a riconoscerne le piante l’anno scorso, perché mi piacciono, ed invece di aspettare che li raccogliesse qualcuno per me, ho iniziato a frequentare l’orto…. Per uscirne col bottino…
C’è anche una fila di patate, sotto il muro di cinta, e qua e là ciuffi di erbe aromatiche: erba cipollina, salvia, rosmarino….
L’orto ha una forma ad “elle”, ve ne ho descritto solo metà; nella seconda parte albergano zucchine e fagiolini, con una decina di mq ciascuno, e sotto le frasche del ciliegio c’è spazio per le biete e il radicchio.
Nel mio primo post su quest’orto avevo, a occhio, valutato lo spazio intorno agli 80 Mq., e oggi ho capito che non ho nessun gene da geometra, visto che lo spazio a disposizione è di circa 200 Mq.
C’è un sacco di terra, da zappare e seminare, ma fa ancora troppo freddo…
Cena speciale a Rovato per ricordare Tognazzi
Quello che pubblico di seguito è l’articolo apparso ieri su “Brescia Oggi”, uno dei due quotidiani della mia Provincia, a firma Nino Dolfo dopo l’incontro che abbiamo avuto sabato pomeriggio. Trovo abbia colto perfettamente l’essenza di ciò che questo progetto, senza voli pindarici, vuole essere. Così come il significato della serata che ci apprestiamo a trascorrere. Prima di tutto, prima dei racconti, della cucina e del vino, esiste il Territorio di cui tutti siamo tenuti a conoscerne il Valore, per poterlo salvaguardare.
G.A.
La cucina è un’arte, ma anche un elogio della vita e della natura. Natura che è terra- uomo- cielo. Un trinomio che costituisce l’architrave esistenziale di Giovanni Arcari. Si chiama non a caso TerraUomoCielo il suo suo blog e così anche il suo progetto, condiviso con l’amico Nico Danesi, a tutela della cultura enoica bresciana.
La passione per il vino e il senso del territorio sono alla base della cena che Giovanni Arcari e Stefano Cerveni hanno organizzato per domani sera alle ore 20.30 al ristorante «Due Colombe» di Rovato.
LA DATA ha una sua ragione d’essere: il 23 marzo è la festa di compleanno alla memoria di Ugo Tognazzi (1922-1990), grande attore e soprattutto grande cuoco dissacrante, un vero fantasista davanti ai fornelli che, come amava raccontarsi lui stesso, si sentiva «un Demiurgo che trasforma le inerti parole di una ricetta in una saporita e colorata realtà». Il menu della serata di Rovato si ispira a «Il Rigettario», uno dei libri gastronomici cult di Tognazzi, chef di vocazione dionisiaca (era un goloso, non un ingordo) che rifiutava tutto quanto è convenzionale e codificato nelle ricette, capace di reinventare ogni de-genere di piatti con l’ausilio della creativit 24; o semplicemente con le risorse rimaste nel frigo. Tra i suoi meriti sommi l’aver sdoganato, per esempio, la maialata.
«La cucina come il vino è un’arte espressiva legata al territorio. E il territorio è un confine politico che deve diventare contenitore intelligente, in grado di esportare la particolarità dei sapori tipici», sottolinea Arcari, la cui attività, volta a contenere l’omologazione del gusto e la standizzazione industriale («il nostro credo è sglobalizzare il mondo, frammentizzare il territorio, creando tante identità») si prefigge di controllare la filiera produttiva, di valorizzare il lavoro dei contadini, dei piccoli e medi viticultori con il supporto sia tecnico, mai invasivo, che di comunicazione.
TerraUomoCielo è nata 2002 con l’azienda agricola Colline della Stella di Andrea Arici e si è estesa successivamente ad altre due realtà bresciane, la Camossi di Erbusco e la Cantrina della Valtènesi.
Stefano Cerveni, chef e patron del «Due Colombe», è l’altro grande protagonista della serata: a lui spetta la messa in opera nel segno della fedeltà al maestro ma anche nel segno della rivisitazione d’autore. «La cucina di Ugo – dice – era goliardica e carica di sapori. Sicuramente non dietetica, bensì un trionfo della convivialità, dello stare insieme, perché la tavola è mezzo di conciliazione e conoscenza».
ALL’ANTIPASTO di Polenta Spudorata seguirà il mitico Risotto allo Spumeggio. Il secondo piatto prevede le Cailles in Sarcophage, pezzo forte del «Pranzo di Babette», ma con una variante: «al posto del tartufo, ho inserito i chicchi del melograno. Danno una spiccata acidità e sembrano pietre preziose». Perchè non solo il palato, anche la vista vuole la sua parte.
Le prelibatezze saranno irrorate dai franciacorta di Andrea Arici e di Camossi. Quest’ultimo fornirà poi la degustazione in anteprima del Millesimato Extra Brut 2006 (il primo millesimato dellazienda), che vedrà il suo debutto ufficiale l8 aprile al Vinitaly di Verona. Madrina e promotrice di questa «cena delle meraviglie» è Laura Castelletti, la cui associazione «Brescia per passione» è il marchio di un sentire comune nel nome del territorio.
TerraUomoCielo
Voglio iniziare così, in maniera assolutamente informale questa “avventura blogghistica” pubblicando un articolo, scritto dall’amico Carlos Mac Adden vicedirettore del bimestrale “Terre”, che trovo assolutamente esplicativo e chiaro nel disegnare con precisione l’essenza di TerraUomoCielo.
G.A.
TerraUomoCielo
“Un piccolo uomo sopra un piccolo pezzo di terra sotto un piccolo cielo”
Gianni Masciarelli
TerraUomoCielo non è un’associazione, un’istituzione, tantomeno una società. E’ un progetto che ha negli elementi del suo stesso nome i tratti identificativi. In questo periodo in cui si assiste al fallimento di alcune formule che parevano magiche e infallibili, ci si trova al cospetto di un rapporto in cui non appare alcuna interessenza tra i suoi protagonisti: due persone che si muovono in un ambito comune portando esperienze, formazioni e caratteristiche del tutto diverse ma capaci di crescere insieme e condividere i possibili risultati. Ci si trova un poco spiazzati, aiuta però l’ambiente, seduti attorno a un tavolo con un bicchiere in mano come farebbero amici di lunga data, ascoltando le parole di Giovanni, battuta pronta e mente agile, e di Nico che sotto la naturale riservatezza cela un fiume di parole chiare e precise. TerraUomoCielo si rivolge ai viticoltori di piccole e medie dimensioni che, probabilmente, da soli rimarrebbero prigionieri di confini troppo stretti, non riuscendo ad esprimere tutta la potenzialità dei loro vini. Non un marchio che copra l’identità del produttore ma che, anzi, la riveli, la evidenzi, costruendola da ciò che già esiste con un supporto sia tecnico, mai invasivo, che di comunicazione. Ed è questa necessità di ben precisi connotati, in un mondo vinicolo segnato dalla globalizzazione, ad essere il “LA” del progetto. Chi oggi tra le piccole/medie realtà non riesce, non sa appropriarsi di un valore da contrapporre a un mercato che vive di pubblicità martellante e investimenti milionari, è destinato a sparire. Fenomeno che di negativo non contiene solamente un aspetto economico, ma che incide sulla storia, sulla cultura, sulle radici di una società già fortemente omologata. Non si pensi tuttavia a qualcosa di totalmente idealizzato, a un volo pindarico dagli esiti incerti. Se la triade terra, uomo e cielo potrebbe rimandare a esoterismi e approcci orientaleggianti è la nostra cultura occidentale, positivistica e giustamente sintetizzante, a darci la possibilità di trarne gli elementi concreti e utilizzabili.
Il punto nodale di questo progetto sta in una lettura storica delle tradizioni legate al mondo del vino: il contadino che lo produceva, ma avrebbe potuto allevare pollame, bestiame da latte o coltivare olivi, non aveva bisogno alcuno di preoccuparsi di come venderlo, e conseguentemente proporlo e definirlo: l’arrivare alla fine del processo produttivo era condizione sufficiente per assicurarne il consumo. Nel mercato attuale in cui molti creano vini a sua precisa misura e soddisfazione – gli addetti ai lavori userebbero il termine di prodotto “marketing oriented” – evidentemente non basta la condizione storica ricordata ma TerraUomoCielo va oltre, stravolge o meglio ribalta i canoni imposti dagli esperti delle tre P – product, price, promotion – creando vini con una loro precisa identità e comunicando al mercato questa loro unica, irripetibile caratteristica. E lo fa, come si diceva all’inizio, dando vita a un qualcosa che non ha il guadagno come momento fondante o collante ma come logica e corretta conseguenza. Ciò assume valore particolare in una fase nella quale si assiste al crollo di una finanza dimentica di qualsiasi riferimento al mondo reale, fatto di territori e di persone. Visione originale e innovativa che appare da subito esportabile ad altri ambiti, possibile risposta a un’economia che si è vista sconfessare con velocità stupefacente.
TerraUomoCielo nasce a Brescia, da persone legate al territorio e dedicato a produttori bresciani, ma tutto ciò non costituisce un limite, sia perché l’ultimo beneficiario, il consumatore finale, può essere ipoteticamente collocato in qualsiasi parte del mondo, sia perché il progetto può incontrare l’interesse di un viticoltore che opera in un altro territorio, confinante o meno. E la condivisione del progetto non contempla, rispettando la sua originalità, formule di franchising o altre relazioni contrattuali particolari ma la semplice condivisione di quest’idea, aderendo ai suoi principi, utilizzandone esperienze accumulate e portandola sul proprio territorio. I ruoli, pur nella loro definizione, non sono rigide gabbie ma accessi, trampolini dai quali lanciarsi diventando protagonisti nel proprio specifico campo. Diversamente da quanto accade in alcune grandi aziende dotate di strutture complesse, dove ognuno dei reparti è responsabile delle scelte operate e quindi ne esige l’incondizionata adesione, all’interno di TerraUomoCielo è sempre il dialogo, il rapporto umano a costruire il risultato finale. Un progetto a salvaguardia di un mondo agricolo fatto innanzitutto da uomini capaci di vederlo nel suo insieme, nella sua splendida totalità, dote trasmessaci da uno dei più importanti patrimoni culturali: l’umanesimo e il suo approccio olistico.
Contenitore d’idee, tra le quali un vino realizzato da produttori diversi in piccole quantità e che non viene mai ripetuto per una seconda annata, TerraUomoCielo nasce idealmente nel 2002 con l’azienda agricola Colline della Stella e si estende successivamente ad altre due realtà bresciane, l’azienda vitivinicola Camossi e l’azienda agricola Cantrina, insieme per costruire e accrescere un valore che non può essere sottratto e che può rappresentare un’ancora di salvezza nei confronti della massificazione: la propria irriproducibile identità.
Carlos Mac Adden
L’articolo è compreso nel numero di Terre – Uomini Cultura Tipicità – Aprile
Giovanni Arcari, wine talent scout come lo definisce Franco Ziliani, scopre a 17 anni che dietro al vino esiste un intero mondo non certamente riassumibile dalla formula “bianco, rosso, frizzante”. E di questo mondo s’innamora facendolo diventare il luogo privilegiato del lavoro e della passione.
Domenico (Nico) Danesi, enologo, condivide con Giovanni l’appartenenza al territorio bresciano e la passione per il mondo del vino. Ricco di esperienze non solo italiane, poco amante dell’apparenza e dell’apparire ama definirsi semplicemente un “tecnico”.






