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Coulée de Serrant 1980

15 febbraio 2010

Non tutti i vini sono abbinabili a qualcosa, non tutti sono catalogabili e facilmente riconducibili a qualcosa. La Coulée de Serrant del 1980 che ho bevuto qualche giorno fa, non è di certo confrontabile con nulla e ancor meno abbinabile a qual si voglia piatto.

Devi arrivare “scarico” davanti a questa bottiglia, senza cercare di dar giustificazione a ogni cosa che potresti sentire, vedere o annusare.

Trent’anni di un vino divenuto enigmatico nei suoi profumi, così come nelle sue eteree puzze, ma senza dubbio unico.

Giallo carico ancora brillante, non eccessivamente segnato dallo scorrere del tempo.

Appena aperto e portato al naso, tutto ti fa pensare tranne che a un vino. Ci vogliono ore di “costante movimento” prima di poter cogliere, nel mezzo dei difetti del tempo, sentori di agrumi, cacao e frutta secca tostata.

In bocca la stupefacente rivelazione. Pompelmo fresco e quasi polposo, con l’acidità ben definita a far da collante a un vino ormai ai limiti della maturità, ma ancora incredibilmente goloso. Ci vogliono due giorni per apprezzare appieno un vino di tale identità. Non si può bere in un ristorante(a meno che non possiate portarvi un sacco a pelo e pernottare sotto il tavolo) e non lo si può degustare mangiando.

Un vino unico che merita un’ascetica solitudine per sé e per chi lo consuma.

6 commenti Lascia un →
  1. 15 febbraio 2010 09:43

    E se ti capitasse di stappare un 1981 resteresti probabilmente ancora più sorpreso: un vino che quasi immediatamente si svela giovanissimo, floreale, agrumato, con un finale che accenna alla clorofilla addirittura, e poi solo col tempo e con la permanenza nel bicchiere sviluppa quei ricordi di noce, di cioccolato bianco, di spezie.
    Di recente, pranzando da Perbellini, ho bevuto un 1984 (mandarino, accenni di tè alla pesca, frutta secca, spezia a tratti quasi piccante): a tavola – con la grande cucina, prendendosi tutto il tempo che serve per un menù degustazione, e ne serve – stava meravigliosamente.
    Straordinarie, le vecchie annate della Coulée.

  2. 15 febbraio 2010 09:53

    Prima di questa ho stappato un ’84 davvero sfortunato per il tappo e un ’89 niente male, ma questo ’80 era davvero ben conservato. Ho ancora un ’79, 81 e 86… Ti tengo aggiornato… :-)

  3. 16 febbraio 2010 14:55

    mi prenoto per il bivacco-degustazione della boccia dell’81… :-)

  4. 17 febbraio 2010 21:44

    io vado a trovarli i primi di marzo, eh eh eh …

  5. 19 febbraio 2010 10:39

    Giovanni (e/o altri lettori), hai altre cantine da suggerirmi in quella zona, che non conosco affatto? per il momento andrò da:

    henry bourgeois
    couly-dutheil
    chateau de targé
    coulée de serrant
    domaine des huards
    domaine de montcy
    clos chateau gaillard
    domaine de la charmoise
    bouvet-ladubay

    ho solo 4 giorni, ma forse riesco ad aggiungere un paio di altri produttori …

    grazie

  6. 19 febbraio 2010 21:09

    Beh, visto che ti trovi lì, non puoi non andare a visitare l’azienda che fu di Didier Dagueneau..

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