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Tracce di uno sfogo

30 settembre 2009

Ricevo e pubblico la riflessiva mail di un amico.

G.A.

Oggi, ancora una volta, mi sono scontrato con la stupidità umana, con l’arroganza, con lo sbeffeggiamento che maschera una profonda rozzezza e ignoranza.werther

Perché, ti chiederai, mi dici questo? Perché leggendo il tuo blog e in particolare l’ultimo intervento ho trovato materiale per la mia ennesima indignazione. Perché pranzando alla Cantina di Esine mi è stato raccontato dai titolari che la buona formaggella di capra che stavo assaggiando è frutto del lavoro e della passione di un ragazzo che fa il manovale per potersi “permettere” un piccolo gregge di capre. Gregge da poco dimezzato da un branco di grossi cani randagi poi abbattuti: non il consorzio di cui faceva parte, né alcuna altra realtà l’ha aiutato, nemmeno l’assicurazione che deteneva e che, suppongo, avrà trovato  cavilli per escludere il suo caso da quelli risarcibili.

Poi senti di contributi comunitari che vanno ai soliti noti, di esperti mondiali che ipotizzano il prezzo del vino per i mercati emergenti a pochi euro la bottiglia e finisci per mescolare tutto, l’ingiustizia a fare da collante e catalizzatore. Poi ancora vai al Sana e in uno spazio chiamato BioQualiVino trovi personaggi che ti fanno commuovere, ai quali chiedi come fanno a “vivere” con poche migliaia di bottiglie, e ti senti rispondere con un sorriso candido e per nulla supponente che ci riescono “non spendendo”, perché sono contadini e vivono pressoché di quello che coltivano. Ti senti dire che consumano i loro prodotti anche perché l’adeguarsi alle normative vigenti per poter vendere qualche salame, del formaggio costerebbe loro cifre che non hanno disponibili. E il loro vino, non è poesia retorica o fette di cattivo salame sugli occhi e sul palato, diventa più buono, più pieno, colmo com’è d’impegno e rispetto per la terra dove nasce.

Così ti chiederei di scrivere qualcosa su un’altra Franciacorta, quella dei “piccoli” che non molti conoscono, quella dei coltivatori che chiedono il giusto prezzo per i loro vini, non di più e non di meno di quello che valgono. La Franciacorta e i Franciacorta che sono uno diverso dall’altro, che esprimono un carattere, una tipicità, un’originalità lontana anni luce dall’omologazione che vuole il gusto medio per il consumatore medio e via di mediocrità crescendo. Senza spocchia, certamente, che piccolo non vuole necessariamente dire buono od onesto, ma anche con la convinzione che queste siano le realtà difficilmente copiabili, riproducibili.

Se lo sforzo per questa lettura non ti ha definitivamente convinto della mia insana follia, rispondimi, rispondimi di sì, che dirai qualcosa, senza violenza ma con fermezza, senza impugnare l’improbabile spada della verità assoluta ma nemmeno indossando i facili panni di chi è sempre col più forte, che lo so, lo so per certo non essere i tuoi.

7 commenti Lascia un →
  1. Carlos permalink
    30 settembre 2009 17:06

    Se non sapessi della tua incorruttibile eterosessualità, e della mia anche se ci ho giocato assai, ti bacerei …

  2. Giovanni Arcari permalink*
    30 settembre 2009 17:55

    La mia eterosessualità che in questo caso ringrazio… :-)

  3. 1 ottobre 2009 14:27

    se poi voleste indicarci qualche nome noi magari un paio di bottiglie a Ca’ del Bosco le potremmo negare investendo su altro :-)

  4. Giovanni Arcari permalink*
    1 ottobre 2009 14:37

    No Mauro, non vorrei tu fraintenda. A Ca del Bosco tutti i produttori franciacortini “devono qualcosa”. E’ un’azienda che ha fatto territorio. I veri problemi sono quelli che vogliono emulare Ca del Bosco senza avere la cultura enoica di uno Zanella…

  5. 1 ottobre 2009 15:23

    Nulla contro Ca’ dB, non ne avrei alcun motivo … era solo un modo per dire che le mie 20-30 bottiglie annuali di provenienza Franciacorta potrebbero anche andare (o meglio provenire) dai contadini locali.

  6. Giovanni Arcari permalink*
    1 ottobre 2009 15:32

    Questo è molto bello Mauro! Ma ricordati che il contadino che sceglierai dovrà meritarselo… ;-)

  7. Carlos permalink
    8 ottobre 2009 16:38

    Ho volutamente chiarito che “che piccolo non vuole necessariamente dire buono od onesto”, mi trovo, in altre parole, d’accordo con Giò quando afferma “che il contadino … dovrà meritarselo …” . Questa è un’ottima ragione per muoversi un poco, per conoscere territori e persone, per non accontentarsi degli scaffali di una pur fornitissima enoteca. Non vorrei tuttavia che si scambiassero queste mie dissertazioni per un semplice gesto d’amore nei confronti dei “vinti della terra”, bando a sentimentalismi e compiacimenti romantici, quella che trovo da premiare è la volontà, la passione, la competenza: cose che possono trovarsi in tante persone indipendentemente dalla dimensione nella quale si muovono. L’importante, sempre, è poter scegliere …

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