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Erbusco in Tavola: Eccellenze che meritano di essere conosciute

8 settembre 2010

Ogni anno, “Erbusco in Tavola” riconferma l’eccellenza di quello che offre, levandosi poco a poco l’etichetta di “sagra paesana” per diventare l’espressione di una comunità legata alla terra e alle tradizioni. Anche per questa edizione l’affluenza è stata alta tra curiosi, appassionati e molti giovani interessati. La funzione sociale della manifestazione ha stimolato molti espositori a non lesinare emozioni, così come ha fatto la famiglia Pagani che con la sua macelleria ha offerto l’altissima qualità delle sue carni e la fantasia di Simone e Matteo nelle loro preparazioni. Avevo già parlato (QUI) di quest’azienda a conduzione familiare, ma è davvero impossibile non parlarne ancora. Straccetti di carne cruda con carciofi o funghi porcini, hamburger “aperti” con pomodorini e rucola, con asparagi…

Per tutta la serata la griglia dei Pagani ha lavorato ininterrottamente, distribuendo pane di Erbusco con salamine fresche prodotte dai medesimi, oltre a un trionfo d’insaccati e carne cruda. La carne cruda: imperdibile per gli amanti, la tartare battuta al coltello che vi prepara Simone in macelleria.

La manifestazione quasi perfetta, meriterebbe a mio avviso maggior visibilità per portare la cultura di questa comunità fuori dai propri confini, cercando di avvicinare generazioni che si stanno sempre più allontanando dalle tradizioni e dalla storia, convinti che la carne venga prodotta dietro il vetro del banco di un supermercato.

Rilancio, alle persone competenti alle quali va il merito di aver organizzato tutto, se per il prossimo anno non si possa incrementare maggiormente l’attenzione da rivolgere a una comunicazione (pre-manifestazione) che possa creare maggior interesse anche fuori dai confini franciacortini.

Ritengo che tale concentrazione di eccellenze in un paese così piccolo, meriti di essere portata alla luce con maggior fermezza e senza paura alcuna. Il potenziale di questo Comune è davvero impressionante e deve essere fatto emergere con convinzione.

Corani: qualcosa di inaspettato

6 settembre 2010

È sempre un piacere scoprire nella mia “policroma” provincia, qualcosa d’interessante e curioso, distante da macchinosi schemi produttivi e lontano da zone più osannate di altre.

Il primo giorno di settembre, mi sono recato a Castenedolo un paese a sud-est di Brescia, dove due cugini hanno deciso di continuare l’opera intrapresa dai loro padri, seguitando a produrre vino.

Un territorio che fondamentalmente non esiste, nell’indispensabile ruolo di elemento fondante nell’identità di un vino e inserito alla rinfusa nella “I.G.T. Montenetto di Brescia”.

Arrivato in vespa a metà mattina, ho incontrato Mauro che subito mi ha portato a vedere le vigne. Terra rossa come il fuoco, filari ben ordinati per quattro ettari e mezzo in due appezzamenti distinti e tanta uva in terra, a dimostrazione che conoscono bene come si fa un vino rosso.

Barbera, cabernet sauvignon, e merlot oltre a più di un ettaro di chardonnay e altrettanto(o poco meno) di trebbiano. Le vigne ben distese e ordinate hanno una decina d’anni, e sono perfette nel loro “disordine”. È palese la loro conoscenza del mestiere e ci vuole uno sforzo non indifferente a non immaginarsi altrove.

In cantina ad attenderci per la degustazione Nicola, omone imponente dallo sguardo convinto e fiero, e cugino di Mauro.

Due considerazioni, personalissime, sono emerse dalla degustazione, più di altre: un vino, un merlot il “Rosso del Nani” 2007, dalle insolite caratteristiche, capace di catapultarmi con i sensi altrove, alla ricerca di un territorio che possa essere “la culla” delle peculiarità di quello che mi sono trovato nel bicchiere, ma senza trovarne alcuno.

Frutta rossa perfettamente matura e mora, oltre a una ruota di frutti di bosco indescrivibile. Un tannino maturo e asciutto a dar sostegno a una struttura importante, ben equilibrata e capace di rendere il vino assai goloso.  L’annata in commercio è il 2009 per una produzione che si attesta attorno alle tremila bottiglie, vendute a poco meno di sei euro. Da provare.

L’altra considerazione è riferita sempre al medesimo vino, che risulta, a mio avviso, il fondamento dell’identità di quest’azienda, realtà che necessita ancora di un maggior ordine nelle idee ma che trasuda potenzialità e conoscenza da parte dei suoi conduttori.

Valténesi: qualcosa si muove.

3 settembre 2010

In attesa di vedere se sarà riconfermata la carica di Sante Bonomo, come presidente del Consorzio del Garda Classico(che se cominciasse a chiamarsi anche Valténesi non sarebbe male…sempre che sia possibile)alla fine di settembre, ecco i primi risultati concreti dell’era Bonomo.

Venerdì 3 settembre (oggi)alle ore 18, in apertura della 34ª edizione della Fiera di Puegnago del Garda, il Consorzio Garda Classico presenterà in anteprima una sintesi dei risultati della ricerca triennale sul vitigno groppello.

Per la prima volta si affronta un’analisi approfondita sul vitigno, famiglia composta di molti e diversi “individui” parti facenti capo principalmente al Groppello Gentile e al Groppello di Mocasina. La ricerca effettuata dal Consorzio Garda Classico e dal Centro Vitivinicolo Provinciale, che ha utilizzato i migliori metodi d’indagine scientifica oggi disponibili, è un punto di riferimento basilare per il futuro della viticoltura valtenesina e in particolare per il lancio del “Valtènesi”, la nuova doc finalizzata a dare identità alla produzione tipica del Garda occidentale. Il produttore potrà trarre gli elementi necessari per comporre il mix di cloni o pseudo cloni, e le modalità di coltivazione e di vinificazione  necessari a raggiungere il risultato produttivo più elevato.

Finalmente qualcosa di radicalmente utile per i produttori! Lo dico senza ironia alcuna.

Non possiamo di certo dire che il consorzio stia facendo le “fiamme”, come velocità nel trasformare le idee in fatti. Non a caso, siamo al primo atto per definire un vino, il futuro Valténesi, che ha già un disciplinare ma non una sperimentazione, quantomeno comprensibile. Bisogna pur sempre ricordare che con questa gestione, si è usciti dall’immobilismo che per anni, ha disegnato cicatrici nel futuro di questo splendido territorio.

Devo certamente rendere atto che Bonomo e i suoi colleghi hanno mosso le acque, in un territorio che però necessita di maggior coesione d’intenti da parte dei suoi vignaiuoli, ancora troppo distratti da “conflitti concorrenziali” che non giovano di certo all’intero sistema vinicolo della Valténesi.

La speranza, nel caso ci fosse un Bonomo bis(al quale ricordo comunque che aspetto ancora sue risposte in merito a edilizia selvaggia e territorio), è quella di continuare nell’opera intrapresa, magari aggiustando qualche virgola, accelerare i tempi e di sperimentare in continuazione. Nel caso Bonomo abbandonasse, il mio augurio è che salga un giovane dinamico e appassionato, che sappia imprimere un ritmo diverso, che sappia coinvolgere e unire e che voglia continuare nell’opera appena iniziata con maggior energia e non il solito statico riciclo, del riciclo, del riciclo…

L’accento è stato messo, ora è tempo di vedere qualcosa di più concreto.

Erbusco in Tavola 2010

2 settembre 2010

Torna per il quinto anno consecutivo Erbusco in Tavola, la tradizionale manifestazione che si svilupperà nelle più belle ville del paese e che ha come obiettivo principale quello di raccogliere fondi per il Poliambulatorio Pediatrico dell’Ospedale Civile di Brescia.

Molte le aziende presenti, tra le quali anche Camossi all’interno del “percorso rosso” all’ombra dei grandi portici di Villa Lechi.

Così, quella che è considerata la capitale della Franciacorta si ritrova nuovamente, sotto i riflettori di un’eccellenza, ben lontana dalle sagre di paese, mascherate da evento galattico, che siamo abituati a sorbirci in dose massiccia da anni, nella nostra provincia.

Erbusco in tavola si propone come un contenitore intelligente e valorizzante, di un territorio che in una sola sera, è in grado di offrire arte, musica e cultura all’interno di percorsi enogastronomici invidiabili.

Tutte le informazioni necessarie potete trovarle QUI all’interno del sito dedicato.

A domani!

Si riparte

31 agosto 2010
di Giovanni Arcari

Si riparte.

Un sacco di cose da fare, tanta(troppa) confusione in un mondo del vino che pare una barca senza timone e le forze e le energie che ho deciso di destinare ad altro, nonché qualche problema di salute a infastidire un agosto già tormentato dal tempo, sono solo alcune delle scuse che potrei avanzare per giustificare il mio silenzio in rete… Ma credo che la mancanza di stimoli nel voler raccontare e raccontarsi, sia la ragione più plausibile.

Così ho lasciato per più di due mesi questo blog “in balia delle onde”, abbandonando a metà alcune questioni importanti che avevo solo sfiorato, quali il “Laghetto del Sala”. Argomenti che saranno ripresi grazie a nuovi elementi che possano approfondire meglio la faccenda.

A breve scriverò della vendemmia in corso(magari ancora con il fondamentale contributo di Davide Camoni) e poi ancora di territorio, della Provincia, di Andrea Arici e dei fratelli Camossi.

In ogni fine come in ogni inizio, si lascia qualcosa per strada e si trova qualcosa in “cielo”.Terminerà, con la fine di quest’anno, l’avventura Cantrina in questo progetto, ma presenteremo a giorni il frutto del lavoro degli ultimi anni, ossia Enrico Togni e la Valle Camonica in una chiave di lettura insolita, ma per noi precisa e fondamentale per “fare Territorio”.

Un altro cambiamento è stato (per chi lo avesse notato) l’abbandono da parte loro e senza preavviso al sottoscritto, del progetto Made in Brescia che ha deciso di perpetuare il suo operato altrove.

Alla fine del mese lascerò la mia casa in Franciacorta per trasferirmi nuovamente in città, in quella Brescia dall’enorme potenziale, ancora soffocata da un provincialismo imperante. La nuova tana, alle pendici del Cidneo.

I progetti in cantiere per il 2011 sono molti, a cominciare dal restyling di questo blog(che avrei voluto già dal mese di settembre), alla presentazione di nuovi vini che avranno l’intento di suggellare i propositi di questo progetto. Oltre a queste, una serie d’idee che stiamo mettendo in campo da tempo, per arricchire la nostra comprensione, migliorando i vini che produciamo e il nostro rapporto con la natura e con la vite, fonti della nostra passione.

Valle Camonica: la stagione dei Rifugi

29 giugno 2010

Si apre la stagione 2010 per gli amanti della montagna e la Valle Camonica, offre ai suoi turisti non solo itinerari nel cuore della natura, ma anche percorsi enogastronomici per promuovere le tradizioni di un territorio che merita di essere scoperto a 360 gradi.

Pubblico di seguito la locandina con le iniziative dell’estate 2010. O per maggiori informazioni potete collegavi al sito dei Rifugi della Lombardia.

Slow Food e la carica dei giovani

17 giugno 2010

È fuori discussione il fatto che mi faccia un piacere immenso, vedere che qualcuno si sia accorto di un progetto che seguo personalmente, ma la soddisfazione maggiore è ravvisare che a comprendere l’essenza di quello stiamo portando avanti in un territorio sconosciuto ai più, siano ragazzi della mia età.

“Il giovane che avanza” all’interno dell’associazione di Brà, che nel dopo Gambero Rosso pare voglia radicare la propria identità, prestando grande attenzione al fondamento del vino e non soltanto ai suoi aspetti edonistici.

Infatti, in quest’articolo a firma Giancarlo Gariglio, si parla di Opol, in altre parole il progetto (e il vino), che con Enrico Togni stiamo realizzando in Valle Camonica, per la Valle Camonica.

Non soltanto Gariglio, in una squadra di ragazzi “sani”, capaci di mettersi in discussione, senza grilli per la testa e senza la frustrazione da prestazione, ben radicata in molti comunicatori del pianeta vino. Altri, come Eugenio Signoroni (bresciano doc) che ho avuto modo di conoscere anni orsono, “al Volto” a Iseo quando portai per la prima volta all’amico Vittorio Fusari, una bottiglia di Dosaggio Zero di Andrea Arici da degustare. Non ancora trentenne, fra i primi (il terzo, per la precisione) a laurearsi all’università di Pollenzo.

A loro e a tutti gli altri collaboratori di quella che sarà la nuova guida dei vini di Slow Food, va il mio plauso, perché per una volta si percepisce nel concreto, la “presa di forma” di un impegno corale (dichiarato in precedenza qui) davvero indispensabile, per un sistema vino italiano che deve ritrovare le proprie radici.

Maggior concretezza e minor esaltazione della forma, in una carica che stavolta, è suonata da giovani dotati di passione e criterio.

Valténesi: continuità o cambio radicale?

14 giugno 2010
di Giovanni Arcari

Nei prossimi mesi, in Valténesi, si svolgeranno le elezioni per il nuovo consiglio e quindi per la presidenza del Consorzio di tutela del Garda Classico. Tre anni passati come un lampo, nei quali tanto è stato fatto, molto di più è stato detto e mai concretizzato e altro ancora è stato solo abbozzato e mai ripreso. A prescindere dai tempi biblici con i quali affrontano ogni argomento, bisogna ammettere che quest’ultima giunta qualcosa ha fatto, o almeno questa è la sensazione. Uscire dall’immobilismo imperante degli anni precedenti era di certo la priorità. Si è “dato vita” ad un progetto di comunicazione, si è cercato di mettere le basi per creare un vino che sia in grado di rappresentare il territorio tutto (oggi più che mai frammentato da una serie infinita di denominazioni) ma che, a quanto pare, a distanza di tre anni non trova ancora il consenso unanime di tutti i produttori.

Rumori insistenti, voci, danno per certa la candidatura di un gruppo di produttori capitanata da un “veterano”, con l’intento di stravolgere o cancellare il lavoro fatto finora dall’attuale consiglio. Altre, danno per certa la ricandidatura di Bonomo nel segno della continuità.

Francamente non mi preoccupo troppo di chi e come si vorrà affrontare l’intricato e poco chiaro caso Valténesi, ma spero che si possano fare avanti giovani con il giusto senso del territorio e con una regolare visione della realtà delle cose.

Si farà avanti qualcuno? Me lo auguro davvero.

Territorio: tra chi mostra di crederci davvero e chi decisamente no.

3 giugno 2010

L’ho già scritto diverse volte di quanto sia “policroma” la provincia di Brescia. Tante zone, ognuna con la propria identità, o almeno tante, con la potenzialità per esprimere qualcosa di unico e spesso di grande. Diversità di suoli, di climi, di uomini, di storie e di culture. Diversificazione netta che si fa sentire, oltre che nei vini, anche negli uomini, nell’approccio nei confronti del territorio dal quale attingono passione, sogni speranze e denaro.

Mentre la mia richiesta di avere una presa di posizione da parte del Consorzio del Garda Classico, in merito a una delle tante vicende legate al territorio, è inesorabilmente caduta nel vuoto, “qualcun altro” (in un altro territorio)ha risposto, mostrando grande onestà intellettuale.

Quando ho sollecitato per l’ennesima volta il Garda, nella figura di uno dei suoi rappresentanti di “spicco”(per intenderci, esistono un presidente e due vice…) mi è stato risposto così: “caro Giovanni, una persona può scegliere se aprire un dialogo, oppure no”.

Ma come? Il territorio e la sua tutela non è un argomento privato! Chiedere, a chi parla di territorio, esclusivamente per interessi economici, una presa di posizione in merito a questioni che coinvolgono la collettività, mi pare francamente il minimo e rispondere, in questo caso, non deve essere cortesia ma un obbligo morale nei confronti dei consumatori e di chi nel territorio ci crede davvero.

Riflettiamo.

Marrakech: tre giorni splendidi

27 maggio 2010

Esistono luoghi davvero inimmaginabili e anche quando credi di aver visto tutto, “l’incredibile” è dietro l’angolo che ti aspetta, come un bambino che vuole metterti paura.  È questo l’effetto che mi ha fatto, vivere per tre giorni nella Medina di Marrakech. Uno stile di vita diametralmente opposto a quello occidentale, un modo unico di interpretare il tempo e lo spazio. Vicoli angusti, bui, spesso coperti da improvvisate tettoie che paiono attaccate al nulla. Bambini piccolissimi già per strada, soli, a chiedere l’elemosina, scansati da motorini sfreccianti e carri, trainati da asini e cavalli. Lo smog presente nelle nostre città, par davvero poca cosa a confronto. L’aria è acre e fumosa, ma si riescono a sentire i profumi di spezie e di carne cotta, in maniera netta. Si cucina per la strada, in improvvisati ristoranti con una sola pentola e un unico piatto per tutti gli avventori. Piazza Jama’a el-Fnaa di giorno è teatro delle più svariate “attività”. Addomesticatori di serpenti, uomini con scimmie al guinzaglio, donne dal volto coperto che offrono qualunque cosa e carri stracolmi di arance pronte da spremere. Di notte è un grande e fumoso ristorante a cielo aperto. Uomini in camice bianco organizzano i posti a sedere su improvvisate panche di legno. Un “giro d’affari” capace di coinvolgere un sacco di persone: dai consiglieri, che ti “aggrediscono” in tutte le lingue del mondo per accompagnarti al banco, dal quale percepiscono una quota per ogni cliente fatto sedere. Grande entusiasmo e partecipazione di tutti, nella più frenetica, stretta e incomprensibile cena della mia vita, abbinata a una bottiglia di coca cola. Il conto è stato fatto a penna, sopra una delle tovagliette di carta unta dall’olio dei peperoni. Pochi soldi, per un’emozione piacevole e stordente. Già, perché non si può non rimanere affascinati e storditi da tutti quei profumi e dalla frenetica disorganizzazione nel fare qualunque cosa. Oltre a camminare tutto il giorno, con qualche pausa nella terrazza del Riad, le serate le abbiamo trascorse a curiosare tra le cucine di quelli indicati come i migliori ristoranti di Marrakech. Ho sempre mangiato e bevuto marocchino. In questi luoghi si poteva trovare anche del vino e in alcuni casi anche vini italiani, pochi rispetto ai francesi. Ho mangiato ogni tipo di Tajin, con pollo, agnello, manzo, verdure e pesce. Il vino marocchino non riporta l’anno della vendemmia(almeno, questo è quello che mi ha detto il “sommelier”) e non è certamente nulla di indimenticabile, almeno per ora. Ho bevuto un rosato fatto con del cabernet, un bianco prodotto con semillon e un pinot grigio “ramato”, tutti mediocri, con un punto in più per il pinot grigio.

A pochi metri dal cuore storico della città, è evidente l’avanzare delle correnti occidentali a dare forma all’urbanistica locale. Palazzi dallo stile indefinito e privi di personalità, fanno dimenticare per un attimo che ci si trova in Marocco.

Abbiamo visitato anche il famoso Hotel Mamounia. Bello, lussuoso oltre ogni limite. A bordo piscina donne occidentali dai cappelli a larghe falde, che sorseggiavano cocktail martini in pieno stile pubblicitario. Un “luogo non luogo”, che potrebbe trovarsi anche a Busto Arsizio sortendo il medesimo effetto. Nei variopinti giardini dell’hotel, abbiamo avuto la “sfortuna” di incontrare il banco dei gelati, dove per tre palline ci sono stati estorti ben venticinque euro. E pensare che con la stessa cifra, si cena in uno dei migliori ristoranti della città!

Davvero affascinante e assolutamente da approfondire con più calma. Tornare a Marrakech è d’obbligo.

Pochi giorni ma intensi, condivisi con due compagni di viaggio straordinari, che hanno saputo rendere ancora più colorati e indimenticabili, questi giorni e questo scorcio di Marocco.